Federazione Sindacati Indipendenti

Lavoro, ai giovani contributi giù del 50%. Ipotesi mini taglio per tutti

MILANO – Sulla decontribuzione per i giovani assunti la discussione è ancora aperta, ma la volontà del Governo è di una misura “strutturale”, che continuerà negli anni a venire, “per avere un decontribuzione intorno al 50% degli oneri previdenziali, che vorremmo dare ad una platea che però non è ancora definita”.

Lo ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in conferenza stampa al termine dell’incontro con i sindacati di oggi. Al tavolo si sono seduti Cgil, Cisl e Uil: sul tavolo, tra i punti principali, sono andati proprio i nuovi sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani, che il governo sta studiando nella misura di un taglio dei contributi previdenziali pari al 50%, fino ad un limite di 3.250 euro per 3 anni, per i giovani fino a 29 anni di età (con la possibilità, risorse permettendo, di salire a 32). Come ricostruito da Repubblica in edicola, l’idea del governo pro-occupazione dovrebbe prevedere sconti solo per le imprese, considerando che le risorse per il 2018 – in vista dei vincoli Ue – difficilmente eccedranno il miliardo di euro, per poi salire al terzo anno a tre miliardi. “Noi pensiamo ad una norma e la pensiamo a regime”, ha sottolineato Poletti rimarcando che “c’è chi ipotizza che potrebbe esserci una bolla se questo strumento non ci sarà più tra qualche anno, quindi deve essere uno strumento strutturale”.

I sindacati spingono perché si possa arrivare il più su possibile: “Incalzeremo il governo perché l’asticella sia 32 o 35 anni”, ha detto il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni, ricordando le difficoltà che i giovani in quell’età incontrano nel mondo del lavoro. Bene la decontribuzione strutturale, ha sottolineato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo (che insiste su un taglio strutturale del cuneo fiscale per tutti), “ma non è ancora chiaro quante siano le risorse a disposizione” da destinare ai diversi capitoli nella legge di Bilancio. Sulla decontribuzione ci sono “ragionamenti ancora molto larghi” e comunque “politiche di questo genere non hanno un respiro lungo”, ha sostenuto il segretario confederale della Cgil, Tania Scacchetti.

In agenda anche il paletto sui licenziamenti, con il divieto per l’azienda (pena la non erogazione o la perdita dell’incentivo) di licenziare sei mesi prima e sei mesi dopo l’assunzione. Al vaglio, inoltre, l’ipotesi (ma dipenderà tutto dalle risorse disponibili) di uno sconto di 3-4 punti sull’aliquota contributiva (dal 33% al 30-29%). Ma per il taglio del cuneo fiscale su imprese e lavoratori sembra si debba aspettare il 2019-2020. Sul tavolo del confronto anche le politiche attive e gli ammortizzatori sociali. Sui centri l’impiego “ci auguriamo nelle prossime settimane di poter concludere un accordo politico-istituzionale tra il governo e le regioni che preveda il passaggio del personale alle regioni e di poterli rafforzare con 1.600 persone” in più assunte. Sull’assegno di ricollocazione, oggi sperimentale, si lavora per “farlo partire in maniera strutturale e sulla possibilità di anticiparne l’uso, nelle le crisi aziendali, durante
il periodo di cigs”, ha spiegato Poletti. Una ipotesi su cui “incontreremo anche le parti datoriali”. Attualmente è rivolto a chi è già disoccupato e percepisce la Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego) da almeno quattro mesi.

repubblica.it