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Roma: Tangenti dal laboratorio di analisi: «C’avemo 5 mila globuli bianchi»

Bustarelle (globuli) alla Asl Roma 1 per gli esami di guida. Ai domiciliari per corruzione Sperone, amministratore delegato dell’Usi, e un infermiere. Coinvolti anche politici e imprenditori

«T’avevo detto che c’ho 5000 globuli bianchi…». Il (fondato) timore d’essere intercettato spronava l’imprenditore a una certa prudenza lessicale. Ma la disinvoltura con cui Mario Dionisi entrava e usciva dai locali della Asl 1 con bustarelle piene di denaro («globuli») e l’attività di lobbing intrapresa in Regione avevano finito per attrarre l’attenzione.
Così i carabinieri del Nas, guidati dal capitano Dario Praturlon, sono riusciti a chiudere un secondo capitolo dell’inchiesta che, a marzo scorso, ha portato in carcere lo stesso Dionisi. A questo punto, assieme a lui, è finito agli arresti domiciliari per corruzione Marco Sperone, l’ad dell’Usi, laboratorio di analisi e prestazioni mediche con (debordante) presidio anche in Prati. Più un infermiere in pensione della stessa Asl di Roma 1, Francesco Bergamo, che, fra l’altro, si sarebbe prestato a recapitare tangenti al suo capo, il dirigente pubblico Maurizio Ferraresi (arrestato).

Secondo i magistrati Corrado Fasanelli e Paolo Ielo, che coordinano le indagini, Sperone avrebbe versato mille euro al mese a Ferraresi perché dirottasse all’Usi persone che dovevano sottoporsi alle analisi per rinnovare la patente. Soldi ben spesi a giudicare dal volantino, teoricamente informativo (rintracciato dal Nas agli sportelli della Asl), nel quale si avvisa l’utenza che assieme al Policlinico di Tor Vergata, le analisi potevano essere effettuate (per l’appunto) all’Usi o al laboratorio di Diagnostica Medica di Dionisi. In altre parole un presidio pubblico finiva per promuovere alla pari due laboratori privati.

L’inchiesta ha anche accertato i seguenti fatti: 1) le percentuali corrisposte da Sperone erano pari al 10% circa del volume d’affari generato dalla sponsorizzazione; 2) il coinvolgimento di Rossella Dionisi, sorella dell’imprenditore; 3) l’attività di lobbing esercitata dall’imprenditore in Regione e finalizzata a favorire la Lifebrain, multinazionale austriaca in via di espansione e acquisizione di imprese romane fra cui la stessa Diagnostica Medica. Subalterno alla Lifebrain, Dionisi avrebbe fatto leva sulla sua attività corruttiva per ottenere più soldi dalla cessione del suo laboratorio. In altre parole le tangenti versate per la promozione della Asl 1, anziché ipotecare l’ attività imprenditoriale, finivano per alzarne il prezzo.

«Ricordo che Dionisi faceva molto affidamento sulle fortune economiche derivanti dall’ attività corruttiva nei confronti della commissione Asl tanto da pubblicizzarle nell’occasione che vedeva la Lifebrain in trattativa con lui» ha testimoniato la sua ex compagna. Nell’inchiesta è accusato di corruzione l’ex assessore alla sanità Marco Verzaschi. Indagato anche il consigliere del Gruppo Misto Pietro Sbardella autore di una normativa sui laboratori di analisi. Più l’imprenditore Tonino Angelucci sotto accusa per traffico d’influenze.

di Ilaria Sacchettoni
roma.corriere.it