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Corruzione in sanità, 21 indagati tra medici e rappresentanti

Monza, Sono coinvolti anche alcuni medici di base, oltre ad ortopedici che lavorano in strutture private convenzionate col sistema sanitario nazionale, nell’inchiesta della procura di Monza, guidata da Luisa Zanetti e condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano, che ha portato stamani all’esecuzione di un’ordinanza cautelare nei confronti di 21 persone, accusate di associazione per delinquere, corruzione e falso in atti pubblici. Cinque degli indagati sono finiti in carcere. A carico degli altri 16 indagati, invece, sono stati eseguite misure cautelari agli arresti domiciliari e misure interdittive di sospensione dalla professione.

IL MECCANISMO – La corruzione sarebbe avvenuta con denaro e regali dai rappresentanti di una società fornitrice di protesi. In particolare in medici avrebbero ricevuto denaro, regali, viaggi gratuiti, vacanze, partecipazione a convegni e cene. In cambio avrebbero favorito l’acquisto da parte di alcuni ospedali, tra cui il Policlinico di Monza, di protesi di “bassa qualità” prodotte da una società, indagata nell’inchiesta in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. In particolare, alcuni chirurghi del Policlinico di Monza per favorire la società fornitrice di protesi avrebbero moltiplicato il numero delle operazioni eseguite con la complicità anche di medici di base. Secondo gli inquirenti avrebbero agito “a discapito della salute pubblica”, aumentando gli “utili” della società produttrice e ottenendo utilità e vantaggi personali. Una delle particolarità dell’indagine è che sono coinvolti anche medici di base, che fanno le prescrizioni, e non solo gli specialisti che eseguono le operazioni chirurgiche con l’utilizzo delle protesi.

LA DENUNCIA – Secondo le indagini, scattate dopo la denuncia di un dipendente del Policlinico e relative a un periodo che va dal 2014 al 2017, i medici di base avrebbero messo a disposizione degli specialisti studi medici e avrebbero contribuito a “reclutare” i pazienti, in cambio poi di una percentuale ottenuta sulle visite degli stessi ortopedici. Sempre secondo le accuse, alcuni rappresentanti della società fornitrice delle protesi si sarebbero mossi, attraverso il meccanismo corruttivo, per fare in modo che i chirurghi ortopedici spingessero gli ospedali a comprare solo protesi della società. Protesi che avevano prezzi compresi tra i 1.500 e i 2.500 euro e, in particolare, per ogni acquisto andato a buon fine ai medici venivano corrisposti tra gli 80 e i 100 euro.

L’ALTRO FILONE – Dall’inchiesta “Disturbo” è emerso anche che alcuni dottori, “sia chirurghi che medici di base”, si sarebbero “impegnati, dietro corrispettivo, a prescrivere medicinali-integratori, prodotti e commercializzati da una società riconducibile” ad un “agente di zona”, finito in carcere. Lo ha spiegato il procuratore di Monza Luisa Zanetti. Dall’inchiesta, inoltre, come chiarisce il procuratore, viene a galla una “ricerca del profitto” che è “sfociata anche nello strategico ampliamento del bacino di pazienti da sottoporre ad interventi chirurgici, privilegiando il “reclutamento” di quelli provenienti da altre Regioni” e ciò perché “le prestazioni nei confronti dei pazienti extra-regionali non sono soggette ai tetti sui rimborsi fissati dalla normativa regionale”.

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