Federazione Sindacati Indipendenti

Più risparmio e risparmiatori. Ma è bassa l’alfabetizzazione finanziaria degli italiani

Migliora la salute del salvadanaio degli italiani: aumenta la quota di risparmiatori che riesce a mettere da parte una parte del loro reddito e cresce anche quanto si è riuscito a strappare ai consumi. Si conferma l’interesse per l’investimento immobiliare ma si percepiscono i segni di una profonda rivoluzione: i bassi tassi di interesse spingono i risparmiatori italiani lontano dalle obbligazioni e sempre più inclini a sfruttare le opportunità della diversificazione offerte dal risparmio gestito. Mosse che riflettono un’alfabetizzazione finanziaria degli italiani ancora molo bassa ma che è direttamente correlata all’efficienza delle scelte, a tutela del proprio risparmio.

È questa la fotografia scattata dall’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2017: “Consapevolezza, fiducia, crescita: le sfide dell’educazione finanziaria”, realizzata come ogni anno da Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo. L’indagine, presentata oggi a Torino, evidenzia vecchi vizi del risparmiatore italico, nuove virtù e diverse buone notizie. Un’indagine che, è sempre il caso di ricordarlo, riflette la percezione degli italiani rispetto a questa materia, considerati i filtri interpretativi dei singoli, più che gli effettivi comportamenti monitorati.

Migliora il quadro economico generale
L’edizione 2017 dell’indagine conferma il rilevante miglioramento del quadro generale della salute finanziaria degli italiani, già registrato l’anno precedente. Da rilevare in particolare il balzo dall’82 al 92 per cento della quota di intervistati che nell’anno in corso si è detto “finanziariamente indipendente”. La percentuale è ai massimi e sottolinea la ripresa del controllo delle famiglie sulla possibilità di spesa. Passi in avanti anche per quanto concerne la valutazione sul giudizio di sufficienza del reddito rispetto al tenore di vita: «In un solo anno – si legge nella ricerca – il saldo tra la percentuale di intervistati che lo considera sufficiente o insufficiente passa da +30 a +51 per cento. Dato frutto del rialzo dal 47,2 al 60,8 per cento della quota di chi giudica sufficiente o più che sufficiente il proprio reddito e della diminuzione dal 17,2 al 9,8 per cento di chi invece ritiene insufficiente o del tutto insufficiente il proprio reddito».

Più risparmio per gli italiani
Salgono al 43,4% dal 40 pre cento dell’anno scorso le famiglie in grado di risparmiare. E aumenta anche la propensione media al risparmio che passa dal sale anche la quota dal 9,6 all’11,8 per cento del reddito. Ma l’indagine del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo approfondisce un elemento dirimente dell’approccio degli italiani al risparmio, distinguendo tra risparmiatori intenzionali e non intenzionali: i primi hanno raggiunto il 21,4 per cento del campione, in rialzo dopo la contrazione iniziata nel 2012 che pare ormai superata. Chi ha risparmiato con un obiettivo preciso si mantengono risalgono al 22 per cento, avvicinandosi alla cifra fisiologica. «Il fatto che la crescita dei risparmiatori intenzionali sia superiore a quella dei risparmiatori non intenzionali – si legge nella ricerca – indica che le famiglie stanno tornando a progettare».

Gli investimenti di lungo termine
Il sondaggio è basato su interviste effettuate da Doxa fra gennaio e febbraio 2017 a 1.024 famiglie detentrici di conto corrente bancario e/o postale o di una carta equivalente. Dalle loro risposte emerge una maggiore serenità per quanto riguarda le prospettive di lungo termine: da una parte cresce il risparmio previdenziale: sale dal 6,7 al 19,1 per cento la quota di intervistati che giudicano sufficienti le entrate di cui disporrà al momento di andare in pensione, parallelamente ad una maggiore consapevolezza dell’impatto delle riforme sul proprio destino previdenziale. Segno che almeno un italiano su cinque è stato in grado – per disponibilità economica e per conoscenza della materia – di passare alle contromisure. Il miglioramento del clima complessivo si riflette nella maggiore attitudine alla “pazienza” finanziaria: passa infatti dal 32,7 per cento al 37 per cento la quota degli intervistati disponibile ad attendere tre o più anni prima di tirare le somme su un investimento. Nel 2017, gli investimenti in azioni sono tornati interessanti per il 5,5 per cento del campione (4,4% l’anno precedente). «La maggioranza degli investitori – riferisce il sondaggio – dichiara di investire in Borsa puntando all’apprezzamento di medio e lungo periodo dei titoli. Il ritorno alla Borsa riguarda una fascia minoritaria di investitori, prevalentemente ben istruiti e con redditi medio-alti». Posizioni a fronte, è sempre il caso di ricordarlo, di uno stock maggioritario allocato in liquidità, per circa 1400 miliardi di euro (più 40,6 miliardi nel 2016).

Addio obbligazioni, opzione fondi comuni
Il Quantitative easing operato dalla Banca Centrale Europea e il conseguente schiacciamento dei tassi obbligazionari verso e sotto lo zero, fa sentire i suoi effetti sul comportamento dei risparmiatori italiani. Il patrimonio medio investito in obbligazioni è infatti sceso dal 27 al 25 per cento e parallelamente cresce il risparmio gestito dall’8 al 13 per cento del campione. Due le motivazioni registrate dal sondaggio: il risparmio gestito in primo luogo diversifica i rischi più di quanto si possa fare da soli, secondo il 55% del campione; del risparmio gestito, in secondo luogo, non ci si deve più occupare, per il 46 per cento degli intervistati, perché sottende una difficoltà a scegliere gli investimenti.

Il sottile fascino del mattone
Bel il 5% dei risparmiatori italiani, secondo l’indagine Centro Einaudi Intesa Sanpaolo, ha investito nel 2016 nel mattone, a conferma di un’attrazione per il mattone che dimentica volentieri la crisi di questi ultimi anni, che ha fatto crollare le compravendite, stagnare i prezzi ed emergere la rischiosità di un asset illiquido. I dati consolidati riferiscono che il 77,6% delle famiglie intervistate vive in un’abitazione di proprietà per un valore medio, per famiglia, del patrimonio immobiliare, auto-stimato al netto dei mutui in corso, vicino ai 217 mila euro. Complessivamente la ricchezza immobiliare degli italiani è pari a circa 3 volte e mezzo il Pil, circa il doppio della ricchezza mobiliare.

Insufficiente l’alfabetizzazione finanziaria
A corredo dell’indagine è stato realizzato un extra sondaggio su un campione di 540 adulti maggiorenni per registrarne il livello di educazione finanziaria e anche questa indagine, come quelle realizzate nel recente e meno recente passato, confermano il livello insufficiente di preparazione degli italiani di fronte alle scelte finanziarie. Solo il 22% è in grado infatti di rispondere correttamente alle tre domande chiave (le “big three” di Lusardi e Mitchell, studiose della materia a livello internazionale) su inflazione, diversificazione e tassi di interesse. Ma al di là della conferma e delle ragioni che la hanno determinato – poche occasioni per apprendere le nozioni in materia, a scuola come in famiglia – l’indagine registra l’importanza di una sufficiente “educazione finanziaria” per potersi destreggiare in un mondo che dal punto di vista finanziario sta vivendo una rivoluzione profonda: «La crisi ha trasformato l’ambiente economico nel quale le famiglie fanno le loro scelte (…). Nell’epoca dei tassi a zero la ricerca dei rendimenti necessari per far fronte alle necessità del futuro richiede scelte complesse. Gli stessi intervistati dichiarano che è sempre più difficile comprendere il rischio delle proposte di investimento. Una maggiore alfabetizzazione finanziaria può far fare il salto di qualità».

«Una buona conoscenza finanziaria – continua l’indagine – è infatti correlata positivamente con l’uso della tecnologia per accedere agli strumenti di pagamento e di investimento; è correlata agli investimenti in Borsa e a conoscere il significato delle operazioni al ribasso o delle operazioni a premio e dei contratti di opzione. Chi ha una buona conoscenza finanziaria, inoltre, ha costruito una base economica più solida utile alla sua vita di tutti i giorni: avrebbe maggiore facilità a trovare 5000 euro per una emergenza economica e non dovrebbe ricorrere, per esempio, alla vendita di beni.

Facebook @maloconte
ilsole24ore.com
Twitter @loconte63