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Monza, protesi di bassa qualità in cambio di tangenti: 12 medici arrestati, 9 ai domiciliari

Denaro, regali, viaggi, biglietti aerei pagati, assunzione di personale o contributi mensili fino a 300 euro in cambio di favori. Favori che consistevano nell’agevolare l’acquisto da parte di alcuni ospedali (tra cui il Policlinico di Monza) di “protesi di bassa qualità”. In alcuni casi, addirittura, i favori arrivano alla moltiplicazione del numero di interventi chirurgici da eseguire. Sono le accuse che gli inquirenti muovono nei confronti di una serie di medici coinvolti nell’ultima inchiesta sulle tangenti nella sanità lombarda condotta dalla procura di Monza.

I medici coinvolti. Dodici sono gli arrestati (3 sono chirurghi specialisti). Per nove, invece, (6 specialisti e 3 medici di base) sono scattati i domiciliari. Sei dei medici di base coivolti sono stati sospesi dall’esercizio dell’attività in convenzione con il Servizio sanitario. In carcere sono finiti anche il responsabile commerciale e un agente di zona della società Ceraver, anche l’azienda è stata indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Le accuse. I magistrati parlano di associazione per delinquere, corruzione e falso in atto pubblico. Le mazzette venivano corrisposte per il “disturbo”, come lo chiamavano gli indagati, stando alle intercettazioni. Le stecche venivano anche chiamate “sistemazioni”. L’indagine – nata dalla denuncia di un dipendente del Policlinico – ha messo a fuoco i cardini del meccanismo corruttivo ideato e realizzato dal 2014 al 2017 dai rappresentanti di una società produttrice di protesi con il coinvolgimento di chirurghi specialisti in ortopedia, operanti in strutture private accreditate dal Servizio sanitario nazionale, nonché di medici di base.

“Moltiplicato il numero degli interventi”. Gli inquirenti – guidati dalla pm Manuela Massenz – hanno spiegato che alcuni chirurghi del Policlinico di Monza per favorire la società fornitrice di protesi avrebbero moltiplicato anche il numero delle operazioni eseguite con la complicità anche di medici di base. Avrebbero agito, secondo gli inquirenti, “a discapito della salute pubblica”, aumentando gli “utili” della Ceraver e ottenendo utilità e vantaggi personali.

I medici di base e il tariffario. Secondo le indagini i medici di base avrebbero messo a disposizione degli specialisti gli studi e avrebbero contribuito a “reclutare” i pazienti, in cambio poi di una percentuale ottenuta sulle visite degli stessi ortopedici. Sempre secondo le accuse, alcuni rappresentanti della Ceraver si sarebbero mossi, attraverso il meccanismo corruttivo, per fare in modo che i chirurghi ortopedici spingessero gli ospedali a comprare solo protesi della società. Protesi che avevano prezzi compresi tra i 1.500 e i 2.500 euro e, in particolare, per ogni acquisto andato a buon fine ai medici venivano corrisposti tra gli 80 e i 100 euro. Nel ‘sistema’ i medici di base avrebbero avuto il compito di individuare i pazienti, soprattutto anziani, per le operazioni chirurgiche da effettuare. Pazienti che venivano poi mandati dagli specialisti per le visite e, infine, al Policlinico di Monza o in altre strutture per gli interventi.

Integratori in cambio di soldi. Secondo quanto spiegato da Luisa Zanetti, procuratore di Monza, emerge anche che alcuni dottori, “sia chirurghi che medici di base”, si sarebbero “impegnati, dietro corrispettivo, a prescrivere medicinali-integratori, prodotti e commercializzati da una società riconducibile” a un “agente di zona”, finito in carcere. Dall’inchiesta, inoltre, come chiarisce ancora il procuratore, viene a galla una “ricerca del profitto” che è “sfociata anche nello strategico ampliamento del bacino di pazienti da sottoporre a interventi chirurgici, privilegiando il ‘reclutamento’ di quelli provenienti da altre Regioni” e ciò perché “le prestazioni nei confronti dei pazienti extra-regionali non sono soggette ai tetti sui rimborsi fissati dalla normativa regionale”.

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