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Tagli e punture in corsia, 100mila incidenti a rischio biologico: infermieri i più esposti. Il decalogo della sicurezza

Ogni anno in corsia oltre 7 incidenti su 10 provocati da tagli e punture colpiscono gli infermieri, la categoria professionale in assoluto più esposta in ambito ospedaliero. E si tratta di circa 100mila incidenti in Italia e 1,2 milioni in Europa. In assenza di interventi preventivi tecnologici o terapeutici, secondo l’OMS nel mondo ogni anno si verificano oltre 3.000.000 di incidenti causati da strumenti pungenti o taglienti contaminati con HIV o virus dell’epatite B e C; questi causano il 37% delle epatiti B (pari a circa 66.000 casi), il 39% delle epatiti C (pari circa a 16mila casi) e il 4,4% delle infezioni da HIV (pari circa a 1.000 casi) contratte dagli operatori sanitari, cioè almeno 83.000 infezioni ogni anno direttamente riconducibili a un’esposizione professionale, di tipo percutaneo, a materiali biologici infetti. Sono questi i temi più importanti affrontati oggi in occasione del 6° Summit organizzato dall’European Biosafety Network con il supporto incondizionato di Becton Dickinson. Secondo i dati del ministero della Salute relativi agli acquisti nel settore pubblico la percentuale di conversione da dispositivi convenzionali a dispositivi di sicurezza è pari a poco più della metà relativamente ai soli dispositivi per accesso venoso periferico (gli aghi cannula), i più pericolosi poiché raccolgono e trattengono sangue, primo veicolo di infezione se l’operatore si punge, e decisamente inferiore per gli altri dispositivi più comuni (come dispositivi per prelievo, aghi, siringhe con ago etc.). Oggi sono stati presentati i risultati dell’Osservatorio Italiano 2017 sulla Sicurezza di Taglienti e Pungenti per gli operatori sanitari, una ricerca realizzata da GfK Italia che vede coinvolti 70 ospedali pubblici, 150 infermieri, 70 direttori sanitari, 70 responsabili dei servizi di prevenzione e protezione , 15 responsabili di servizio infermieristico tecnico e riabilitativo aziendale o direzione infermieristica tecnica riabilitativa aziendale per capire e analizzare sul campo il comportamento degli operatori.

I dati dell’Osservatorio: tra tutele e rischi
Per quanto riguarda la manipolazione di aghi e taglienti i dati emersi dall’Osservatorio evidenziano alcune criticità: due infermieri su tre ammettono di mettere in pratica almeno un comportamento che li mette a rischio di incidenti per puntura o taglio (66%); un terzo degli infermieri (32%) reincappuccia gli aghi usati, manovra esplicitamente proibita dal 1990 e ulteriormente ribadita nella nuova legislazione. Anche lo smaltimento dei dispositivi contaminati nel 40% dei casi avviene in contenitori impropri, generando anche per il personale non sanitario, come ad esempio gli addetti alle pulizie, il rischio di pungersi.
«L’Italia ha una eccellente legislazione sulla sicurezza del lavoro, tuttavia per quanto attiene l’adozione dei dispositivi di sicurezza, che dovrebbero andare a sostituire gli strumenti che l’operatore usa quotidianamente per svolgere il suo lavoro e che lo mettono a rischio di infezioni, molto deve essere ancora fatto. – dichiara Gabriella De Carli, infettivologa dello Studio italiano rischio occupazionale da HIV presso l’Inmi Spallanzani – Implementando tutti gli interventi preventivi previsti che includono l’adozione di aghi e dispositivi di sicurezza, si possa ridurre drasticamente il fenomeno infortunistico come è già stato dimostrato negli ospedali del gruppo SIROH, e in alcuni paesi europei e extra europei: serve ora un’azione coordinata».

«Gli operatori sanitari purtroppo antepongono spesso la sicurezza del paziente allo loro e, per assistere nell’immediato il paziente, mettono a rischio se stessi. – commenta De Carli – Certamente fornire dispositivi più sicuri per le procedure a rischio e per lo smaltimento è necessario, ma non sufficiente. Occorre operare un cambiamento culturale, a partire dai Direttori Generali delle aziende sanitarie, che vanno coinvolti nel processo decisionale relativo all’allocazione delle risorse per la sicurezza, fino al singolo operatore, che non deve mai sottostimare i rischi».
«Con l’adozione di opportuni piani di prevenzione, formazione e introduzione dei dispositivi sicuri, si potrebbero evitare fino a 53.000 incidenti a rischio biologico, 550.000 ore lavorative perse e 16.000 giornate di malattia. – conclude De Carli – Per dare un ordine di grandezza, ogni anno in Italia vengono spesi almeno 36 milioni di euro per far fronte alle conseguenze delle ferite accidentali da aghi cavi, cifra che potenzialmente potrebbe aumentare considerando che la metà degli incidenti non viene denunciata dagli operatori, il più delle volte per sottovalutazione del rischio o per modalità di notifica troppo complesse».

Budget in primo piano
Oggi la necessità generale in ambito sanitario di contenere la spesa mette le struttura a rischio di dover sostenere un domani costi ben più elevati per la gestione degli incidenti professionali. Dalla tavola rotornda di oggi è emerso per esempio, che il costo di routine per una puntura d’ago, che mette l’operatore a rischio di contrarre un’infezione da HIV, HCV, HBV è di oltre 850 euro (in questa cifra sono inclusi i costi di reporting, test sierologici per identificare la presenza del virus, e la profilassi post esposizione, per i casi considerati a rischio). E non si calcola l’impatto sulla vita personale e di relazione che il rischio di aver contratto un’infezione da virus determina nell’operatore, che può aver bisogno di un supporto psicologico, e nei suoi familiari.

Infermieri, professionisti in pericolo costante
«L’infermiere, seguendo il paziente 24 ore su 24, è colui che ha più degli altri a che fare con taglienti e pungenti come gli aghi per le flebo, per la terapia iniettiva e per i prelievi, bisturi, forbici e quanto altro per il cambio delle medicazioni, e purtroppo è ancora elevato il numero di infortuni a rischio biologico derivante da queste ferite: il 63% degli incidenti coinvolgono aghi cavi, la metà dei quali pieni di sangue, il 19% aghi pieni, il 7% bisturi. Circa il 75% delle esposizioni si verifica quindi in relazione a procedure per le quali sono in larga misura disponibili dispositivi intrinsecamente sicuri» specifica Barbara Mangiacavalli, presidente dei collegi Ipasvi – Possiamo affermare che gli infermieri sono la categoria maggiormente esposta al rischio anche perché rappresentano i 2/3 del totale degli operatori. Recenti dati hanno messo in evidenza che questo tipo di ferite coinvolge proprio questi professionisti tra il 51% e il 58% dei casi, e infatti la maggioranza dei casi di infezione occupazionale osservati si sono verificati in infermieri».

IL DECALOGO DELLA SICUREZZA
1. Quando stai per effettuare una procedura che preveda l’uso di aghi o taglienti, per prima cosa porta con te il contenitore rigido a prova di puntura per lo smaltimento.

2. Quando stai per effettuare una procedura che preveda l’uso di aghi o taglienti, non avere fretta, non lasciarti distrarre.

3. Quando stai per effettuare una procedura che preveda l’uso di aghi o taglienti, la distanza massima accettabile che l’ago dovrá percorrere è pari alla lunghezza del tuo braccio.

4. Quando stai per effettuare una procedura che preveda l’uso di aghi o taglienti, chiediti se è necessaria.

5. Quando stai per effettuare una procedura che preveda l’uso di aghi o taglienti, chiediti se il dispositivo che stai per usare è quello corretto. se hai a disposizione un dispositivo che integra un meccanismo di sicurezza, usalo.

6. Quando hai effettuato la procedura, smaltisci immediatamente il dispositivo che hai appena usato in modo definitivo, nel contenitore idoneo.

7. Non lasciare mai un ago o un tagliente in giro, anche quando è sterile, o non è stato usato su un paziente.

8. Non aspettare di avere un’esposizione a rischio: vaccinati contro i patogeni trasmissibili in ospedale.

9. Se nonostante tutte le precauzioni, durante o al termine della procedura, per un movimento brusco del paziente o per altra causa imprevedibile, l’ago o il tagliente ti feriscono, rimani calmo. Non vergognarti di denunciare l’incidente, anche se pensi che la colpa dell’incidente sia in parte tua: solo chi non fa non sbaglia.
10. Impara dal tuo incidente o da quello del tuo collega. le denunce servono anche a questo.
Correggi i comportamenti pericolosi anche a rischio di passare per uno scocciatore. Verifica che nessun ago o dispositivo che viene a contatto col sangue possa essere riutilizzato per più pazienti. Scegli sempre la procedura e il dispositivo più sicuri possibile, per il paziente e per te: lui è importante, ma lo sei anche tu.

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