Federazione Sindacati Indipendenti

Policlinico, buco di 9 milioni. «Tagli, ma non sulle cure»

Un buco di quasi 9 milioni di euro. Il più antico e importante ospedale universitario di Milano, il Policlinico, è destinato a chiudere l’anno con una perdita di 8 milioni e 700 mila euro.
All’ordine del giorno di giovedì 26 ottobre del consiglio di amministrazione (un organo che l’ospedale di via Sforza ha in quanto Fondazione) c’è il «Bilancio di previsione 2017». Un documento da cui emerge che i costi sforano i ricavi per 3,7 milioni. In più c’è il problema del mancato incasso di altri 5 milioni per le funzioni non tariffabili, fondi concessi da Regione Lombardia quale riconoscimento di attività d’eccellenza: su un totale di 31 milioni, il Policlinico ha perso i 5 milioni che vanno come premio all’ospedale che cura più anziani (via Sforza è stata battuta dal San Carlo e dal San Paolo che si sono uniti).

Dopo riunioni su riunioni, anche ai piani alti del Pirellone, Regione Lombardia si è convinta che il buco del 2017 deve essere ripianato. Ma senza dubbio nel futuro il Policlinico dovrà tirare la cinghia. E il rischio da scongiurare in questi casi è sempre lo stesso: la manovra non deve andare a scapito dei malati. L’ospedale di via Sforza è il secondo più grande per posti letto dopo Niguarda (900 contro 1.200) e conta 36 mila ricoveri annui, 23 mila interventi chirurgici e 42 mila visite ambulatoriali. E la sua storia s’intreccia con quella di Milano: fu fondato nel 1456 dal duca Francesco Sforza per curare i più poveri e bisognosi della città. Nei secoli l’ospedale ha accumulato grazie a lasciti e donazioni il più ingente patrimonio immobiliare pubblico a livello italiano, pari a un miliardo di euro.

Oggi il suo budget è di 412 milioni ed è composto principalmente da tre voci: 160 in rimborsi pubblici per attività medica e chirurgica, 50 per l’attività ambulatoriale e altri 26 milioni per le funzioni non tariffabili. Il diktat del risparmio imposto da Regione Lombardia l’ha ben presente l’attuale direttore generale Simona Giroldi, arrivata in via Sforza nel gennaio 2016. «Siamo consapevoli che i conti devono tornare, ma noi puntiamo innanzitutto a curare sempre meglio i malati — dice al termine del cda —. Nel 2017 abbiamo aumentato i trapianti del 25%, intervento importante ma ultra dispendioso: da gennaio a settembre ne abbiamo eseguiti 111 contro i 123 di tutto il 2016. Puntiamo, inoltre, sempre più sull’assistenza ai neonati patologici (100 in più). Oltre alle spese in crescita per l’attività sanitaria più complessa, siamo stati costretti a investire sulla messa in sicurezza degli impianti antincendio nei vecchi padiglioni in attesa della nascita del nuovo Policlinico (dopo enormi ritardi, nel 2021 dovrebbero chiudere i cantieri per l’ospedale del futuro firmato dall’archistar Stefano Boeri, ndr)».

Ma c’è chi in ogni caso quest’anno si aspettava un risultato di gestione migliore, dal momento che al Policlinico Giroldi ha voluto una squadra di bocconiani: per il «funzionamento strategico» dell’ospedale è stata creata l’unità di Gestione operativa, marketing e libera professione guidata dalla 35enne Giulia Franceschi (con uno stipendio da 85 mila euro l’anno).

Simona Ravizza
milano.corriere.it