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Anticipo pensionistico, ancora buio sui costi di quello a pagamento. E per l’Ape social bocciate due richieste su tre

Ritardi e nodi ancora da sciogliere sul fronte degli anticipi pensionistici. Per quanto riguarda l’Ape volontaria, dopo aver atteso mesi prima della firma del decreto attuativo gli italiani vicini all’uscita dal lavoro continuano a restare a bocca asciutta perché mancano le convenzioni con Abi (Associazione bancaria italiana) e Ania (Associazione nazionale per le imprese assicuratrici). Tutto fermo quindi, senza che si sappia quanto costerà effettivamente il prestito contratto con la banca, né la polizza assicurativa che dovrà coprire i casi in cui il pensionato muore prima di aver finito di pagare il rimborso. Il secondo nodo, invece, riguarda l’Ape social, lo strumento che consente ad alcune categorie svantaggiate di andare in pensione anticipatamente a titolo gratuito. In un’audizione alla commissione Lavoro della Camera l’Inps ha rivelato che solo una persona su tre, tra quelle che hanno chiesto l’anticipo pensionistico sociale, ha ottenuto una risposta positiva. Così, in tutta fretta, il ministero di Giuliano Poletti si è visto costretto a mettere a punto nuovi indirizzi per interpretare le norme in maniera meno restrittiva. Le domande rigettate saranno riesaminate, ma la soluzione, ha già anticipato l’istituto, resta comunque lontana: le domande accettate saranno non più del 50%.

APE SOCIAL, RESPINTE DUE DOMANDE SU TRE – Delle 65.972 richieste di Ape sociale inoltrate, 20.957 sono state accolte e 44.306 respinte. Circa 700, invece, sono in fase istruttoria. I dati sono stati forniti dal direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, nel corso dell’audizione. Percentuali molto alte di certificazioni respinte, ha spiegato il direttore generale, hanno riguardato i lavoratori disoccupati, che hanno presentato 27.706 domande per l’ape sociale (di cui il 69,2% non è stato accolto) e i precoci con 41 anni di anzianità (respinte il 67% delle 6.729 richieste). Va ancora peggio per le domande presentate da lavoratori addetti a mansioni rischiose: su 4.003 aspiranti pensionati attraverso l’ape sociale il 76,9% non ha ottenuto l’assegno e tra i 10.831 che hanno chiesto di utilizzare le regole previste per i lavoratori precoci addirittura il 79,4% si è visto rigettare la domanda. La Cgil Inca imputa l’alto numero di rigetti a una “interpretazione eccessivamente restrittiva delle norme”.

IL NODO NON SCIOLTO – Ma cosa prevede la legge e come si è creata questa situazione? Possono chiedere l’Ape social coloro che hanno almeno 63 anni, che non siano distanti più di tre anni e sette mesi dalla pensione, che abbiano almeno 30 anni di contributi versati, che siano disoccupati e abbiano esaurito gli ammortizzatori sociali da almeno tre mesi. “Anche un solo giorno di rioccupazione – ha sottolineato l’Inca – anche retribuito con voucher successivo ai tre mesi di fruizione degli ammortizzatori sociali fa perdere il diritto all’Ape”. Per il Patronato della Cgil “nel respingere le domande, l’Inps trascura le caratteristiche peculiari dei compensi percepiti a titolo di lavoro occasionale di tipo accessorio che è sempre stato un reddito esente da imposte e che non incide sullo stato di disoccupazione”. È per questo che da più parti non si esclude la necessità di un un intervento legislativo che modifichi o elimini la norma che impedisce di fruire dell’Ape social avendo lavorato anche un solo giorno dopo la fine della disoccupazione. Di fatto il 9 ottobre lo stesso istituto ha inviato una nota al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per chiedere chiarimenti interpretativi delle norme. Le indicazioni sono arrivate, ma il nodo non è sciolto. L’Inps ha fatto sapere che rivaluterà sì le domande per l’Ape social e precoci sulla base dei nuovi indirizzi forniti, ma ha già avvisato di non farsi molte illusioni, perché il numero di quelle accettate sarà comunque esiguo: “Gli interventi interpretativi ampliativi – ha annunciato Gabriella Di Michele – consentiranno un recupero del 5, 7, 8 percento, ma arriveremmo al massimo al 50% delle domande accettate per l’Ape”.

APE VOLONTARIA, MANCA LO CONVENZIONE CON L’APE – Ai problemi legati all’accesso all’Ape social si aggiungono alcune perplessità sull’applicazione del decreto sull’Ape volontaria, pubblicato il 18 ottobre in Gazzetta ufficiale. Ritardo a parte, in ogni caso non è possibile presentare la domanda dato che il governo deve ancora trovare l’accordo sulle convenzioni con Abi e Ania. Di conseguenza non sono chiare le condizioni del prestito di durata ventennale con la banca per finanziare l’anticipo e neppure quelle relative alla stipula della polizza assicurativa che copre il caso morte, a fronte del decesso del pensionato prima di aver estinto il rimborso del finanziamento. E la trattativa non si preannuncia facile. Questi ritardi implicano anche quello della circolare dell’Inps con le istruzioni per la prima istanza. In tutti i modi c’è una scadenza da rispettare. Entro 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta (quindi entro il 17 novembre) si dovrà trovare l’accorso tra il Ministero dell’Economia e le due associazioni.

LA PROROGA NELLA MANOVRA – Nel frattempo, dato che i tempi si sono di molto allungati, nella bozza della legge di Bilancio per il 2018 è stata inserita la proroga di un anno dei termini entro cui si potrà fare richiesta. All’articolo 1 comma 166 della Legge 232 dell’11 dicembre 2016 le parole “fino al 31 dicembre 2018” sono sostituite con “fino al 31 dicembre 2019”.

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