Federazione Sindacati Indipendenti

Sdo 2016, mobilità sanitaria. Oltre 4,3 miliardi di spese per quasi un milione di ricoveri in Regioni diverse da quelle di residenza

In Calabria il 20,5% dei cittadini se ne va altrove per un ricovero. In Emilia Romagna invece arrivano negli ospedali il 9% in più di ricoverati oltre i residenti. Dal punto di vista economico a chi costa di più la mobilità passiva è ancora una volta la Calabria, il cui saldo, negativo (oltre 296,5 milioni da pagare), vale percentualmente più del 1000 per cento rispetto ai crediti (che si fermano a poco meno di 30 milioni), mentre questa volta in testa per i guadagni balza la Lombardia con un saldo economico positivo di circa 657 milioni che vale rispetto ai crediti il 65,4%, quasi tutti all’incasso quindi, di poco superiore al miliardo.

Sono questi i valori estremi della mobilità che si registrano analizzando le Sdo 2016 (dopo la presentazione generale del rapporto,l’analisi dei ricoveri per parto cesareo e la situazione delle infezioni ospedaliere ci occupiamo della mobilità sia dal punto di vista dei ricoveri che della spesa correlata).

L’analisi si basa sulle schede di dimissione ospedaliera 2016 per i ricoveri e, per la parte economica, su crediti e debiti sempre per la mobilità scritti nel riparto 2017 che, ovviamente, essendo ancora l’anno in corso, sono riferiti agli anni precedenti, tra cifre secche e conguagli vari.

Si tratta in sostanza di circa 937mila cittadini che si sono spostati per curarsi portandosi dietro una “dote” di oltre 4,3 miliardi tra dare e avere per le loro cure non nelle Regioni di residenza.

Mettendo in classifica le Regioni secondo la percentuale del saldo dei ricoveri, al primo posto c’è l’Emilia Romagna, in positivo del 9%, seguita dalla Toscana (7,5%) e dalla Lombardia (7,2%). Le percentuali positive rispetto alle persone ricoverate sono praticamente tutte al Centro Nord, mentre quelle negative, tranne Piemonte e Marche, sono tutte al Sud e nelle Isole.

I valori negativi vanno dal -1,9% di saldo del Piemonte fino, appunto, al -20,5% della Calabria, ma in realtà il valore peggiore prima di questo è quello della Basilicata che si ferma a -6,8 per cento.

Il discorso è diverso (e anche la classifica) se rispetto al saldo dei ricoveri si analizza quello economico, legato spesso alla complessità e alla specializzazione delle degenze.

Come accennato, in testa c’è la Lombardia con un saldo da quasi 657 milioni da avere (il 65,4% dei crediti totali che superano il miliardo) e in coda la Calabria con un saldo di oltre -296,5 milioni che rappresenta il 1024,7% del credito di neppure 29 milioni e la differenza tra questi e un debito secco di oltre 325 milioni.

Nel dare e avere dal punto di vista economico il peso della complessità dei ricoveri si nota subito. Un esempio per tutti: il Molise. La Regione ha un saldo negativo di percentuale di saldo di ricoveri, ma dal punto di vista economico è in attivo di oltre 22,6 milioni. Questo perché nella Regione la mobilità attiva e il conseguente saldo economico è legata praticamente tutta solo all’istituto Neuromed di Isernia, un Irccs centro di rilevanza nazionale e di altissima specializzazione per patologie che riguardano la neurochirurgia, neurologia, neuroriabilitazione e tutte le applicazioni relative alle neuroscienze in cui sono utilizzabili la neuroradiologia, l’angiocardioneurologia e la chirurgia Vascolare, che attrae e assiste pazienti da tutta Italia.

La mobilità si può poi distinguere tra quella tra Regioni limitrofe, relativamente “fisiologica” (ad esempio la massima mobilità dall’Emilia Romagna è in Lombardia e dalla Lombardia in Emilia Romagna), oppure quella tra Regioni molto distanti da quelle di residenza.

E’ il caso delle Isole: sia dalla Sicilia che dalla Sardegna, infatti, il maggior numero di pazienti in mobilità si ricovera in Lombardia dove in realtà si dirige gran parte della mobilità del Sud.

Un dato sicuramente legato anche al fatto che è nel Sud la gran parte delle Regioni in piano di rientro e, quindi, con servizi e personale ridotti, dove, quindi, i pazienti, per ricoveri soprattutto di alta specialità sono costretti a recarsi in altre Regioni. E tra queste e le Regioni di residenza, spesso ci sono veri e propri protocolli per l’assistenza ospedaliera che però costano cari alle Regioni di uscita dei pazienti.

quotidianosanita.it