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Infezioni ospedalieri, i dati: con un ‘cerotto’ diminuirebbero del 60%

Ogni anno si verificano in Italia 450-700 mila infezioni in pazienti ricoverati in ospedale. Un numero ancora molto alto per un fenomeno che potrebbe essere, almeno in parte, evitato e che grava pesantemente sui costi della sanità e sulla salute dei pazienti. Una soluzione è già “a portata di mano”: tra le infezioni correlate all’assistenza, quelle del sangue legate alla presenza di un catetere potrebbero diminuire infatti del 60%, con un risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale di circa 15 milioni di euro grazie a 1700 giorni di ricovero in meno l’anno, attraverso l’implementazione di una adeguata strategia di comportamenti e di strumenti (bundle).

È quanto emerge da uno studio valutazione di impatto sul budget del sistema sanitario recentemente realizzato dal Gruppo interdisciplinare Azienda Sanitaria Firenze/Università degli Studi di Milano. Il risparmio potrebbe essere a maggior ragione ancora più rilevante se si considera che lo studio ha preso in esame un singolo aspetto della strategia di prevenzione ovvero l’impiego di un “cerotto” a protezione dell’accesso del catetere: si tratta di una medicazione antimicrobica trasparente (Tegaderm CHG prodotta da 3M) che è in grado di ridurre l’incidenza delle infezioni primarie del sangue.

“Le infezioni connesse all’assistenza occupano una posizione delicata nell’ambito dell’incidenza degli eventi avversi in sanità, che spesso sono correlati a comportamenti clinico-assistenziali non idonei da parte degli operatori sanitari e a criticità sistemiche in ambito dei deficit organizzativi, – spiega il Dr. Francesco Venneri, Clinical Risk Manager, Direttore S.O.S. Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente Azienda USL Toscana Centro.

– Come emerge da questo studio, la scelta nell’utilizzo dei dispositivi medici, in particolare delle medicazioni che sono ben delineate nel bundle di adesione alla best practice, è fondamentale per la prevenzione delle infezioni degli accessi vascolari; gli studi evidenziano come una buona adesione ai bundle da parte degli operatori e l’impiego di dispositivi idonei possa incidere sulla riduzione di eventi infettivi in sedi di accesso di dispositivi vascolari. È quindi fondamentale che il Clinical Risk Manager ed il management sanitario lavorino in sinergia per assicurare qualità e sicurezza delle cure ai cittadini e porre anche gli operatori sanitari in condizioni di essere compliant ed aderenti alle buone pratiche clinico-assistenziali.

Si tratta di un dovere etico, morale, deontologico e sociale che non possiamo trascurare”. Lo studio di farmaco economia: ecco i dettagli Lo studio – recentemente realizzato dal Gruppo interdisciplinare del dottor Francesco Venneri, Risk Manager Azienda Sanitaria Firenze, e Carlotta Galeone dell’Università degli Studi di Milano – ha preso in esame i pazienti critici nelle Unità di Terapia Intensiva (UTI) e l’incidenza delle infezioni correlate ai siti degli accessi vascolari.

Considerando lo specifico contesto clinico delle UTI in Italia, è stato analizzato come una adeguata strategia di comportamenti e di strumenti (bundle) possa favorire il contenimento della spesa sanitaria. In particolare, è stato considerato un singolo aspetto della strategia di prevenzione, ovvero l’utilizzo di un “cerotto” a protezione dell’accesso del catetere (Tegaderm CHG prodotta da 3M) che è in grado di ridurre l’incidenza delle infezioni primarie del sangue.

Lo studio valuta l’impatto sul budget del Sistema Sanitario Nazionale dell’estensione dell’uso di una medicazione antimicrobica a tutti i pazienti adulti in terapia intensiva per più di 24 ore in sostituzione di una medicazione standard (non antimicrobica). Nonostante il costo superiore della medicazione antimicrobica rispetto ad una medicazione standard, si calcola che se il cerotto venisse utilizzato su tutti i pazienti seguiti nelle UTI in Italia sarebbe possibile prevenire circa il 60% delle infezioni ed evitare circa 1700 giorni di ricovero all’anno, dando luogo ad un potenziale risparmio per il SSN complessivamente pari a circa 15mln di euro. Nello studio è stato considerato che il numero di questi ricoveri è stimato in circa 143mila unità, mentre l’incidenza in Italia delle infezioni del sangue catetere-correlate (CR-BSI) è pari all’1,8 per mille giorni catetere. Si stima inoltre che i pazienti che contraggono questo tipo di infezione restino in ospedale oltre 8 giorni in più, con un aumento dei costi sanitari diretti pari a oltre 9.000€.

fonte: Ufficio stampa

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