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Redditi alti e più prevenzione la sanità privata piace al Nord

SDA BOCCONI HA ESAMINATO CIFRE E ABITUDINI DEI CONSUMATORI ITALIANI PER QUANTO RIGUARDA LA SPESA PER LA SALUTE. IN TESTA ALLA CLASSIFICA LE REGIONI SETTENTRIONALI Milano V alle D’Aosta, Lombardia, Trentino, Veneto, Emilia Romagna. Quando si tratta di spesa sanitaria privata il Nord la fa da padrone rispetto al Sud, anche se i consumi a carico delle famiglie in Italia ancora non decollano in confronto ad altri paesi con altrettanta elevata copertura pubblica. È quanto sottolinea una ricerca dell’Osservatorio sui Consumi Privati in Sanità della Sda Bocconi School of Management svolta in collaborazione con il Fondo Sanitario Integrativo del gruppo Intesa Sanpaolo (200 mila iscritti, 188 milioni di euro di prestazioni sanitarie annue).

Dai dati emerge che la spesa sanitaria out of pocket in Italia nel 2016 ha raggiunto quota 37,3 miliardi di euro. Anche se la Penisola resta ancora un’anomalia su questo fronte: la spesa sanitaria a carico delle famiglie è infatti aumentata negli ultimi anni (ammontava a 34,5 miliardi nel 2012), ma costituisce solo il 25% del totale. «Mentre in altri paesi a elevata copertura pubblica ha valori ben più alti», sottolinea Valeria Rappini, coordinatrice dell’Osservatorio sui Consumi Privati in Sanità della Sda Bocconi. «Questo soprattutto per un motivo culturale: siamo infatti portati a pensare di essere coperti del tutto dal Sistema Sanitario Nazionale ». La ricerca sottolinea come a spendere di più di tasca propria siano gli abitanti di Valle d’Aosta (media pro capite 859 euro), Lombardia (752), Trentino/Sud Tirolo (736), Veneto (674) ed Emilia Romagna (652).

Mentre in coda si piazzano Campania (303), Calabria (363), Sardegna (368) e Sicilia (404). Uno scenario, secondo Rappini, frutto della maggior disponibilità di reddito che caratterizza le famiglie del Nord. «Che possono contare anche su un’offerta più ampia e su servizi sanitari considerati migliori. Come gli abitanti delle grandi aree metropolitane, tra cui Roma e Milano, che non a caso spendono mediamente di più rispetto a quelli dei centri più piccoli». Per gli assistiti del Fondo Sanitario Integrativo di Intesa Sanpaolo il dato di spesa pro capite nella Capitale ammonta infatti a 1.108 euro (il più elevato a livello nazionale), mentre nel resto della regione è pari a 712 euro.

L’indagine evidenzia inoltre come la spesa sanitaria privata si catalizzi in particolare sui servizi ambulatoriali (visite specialistiche, dentista, laboratorio di analisi ed esami radiografici, medicina non convenzionale come l’agopuntura) e sull’acquisto di farmaci, altri medicinali (prodotti omeopatici, erboristici e integratori), attrezzature e apparecchiature medicali. Mentre resta ancora minima (circa il 13%) quella riservata ai servizi ospedalieri per assistenza a lungo termine e per cura e riabilitazione sia in regime ordinario, sia di day hospital.

«Questo perché più aumenta il costo della prestazione più il cittadino è portato ad affidarsi al Servizio Sanitario Nazionale — spiega l’esperta — Mentre si sceglie di muoversi privatamente per ridurre i tempi di attesa o per poter scegliere un determinato medico nel caso delle visite specialistiche o ancora per avvalersi della medicina non convenzionale ». Risultati alla cui base ci sarebbero anche motivi di ordine culturale, «considerato che le regioni del Nord si caratterizzano per una maggior attenzione alla salute, grazie anche alle istituzioni locali che spingono i propri cittadini a curarsi e a investire in prevenzione ».

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