Federazione Sindacati Indipendenti

Bambino morto a sei anni, medico rinviato a giudizio

ANGUILLARA VENETA. Muore un bimbo di sei anni in ospedale: sette medici finiscono nel registro degli indagati e di questi uno viene rinviato a giudizio con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

Ieri mattina, in Tribunale a Rovigo, è arrivato il rinvio a giudizio per un medico dell’ospedale di Rovigo, il pediatra V. R., 42 anni. L’inchiesta giudiziaria era scattata all’indomani del 13 gennaio 2016, quando nel reparto di Pediatria perse la vita Giovanni Morello, bimbo di 6 anni residente ad Anguillara Veneta.

Il bambino era morto per “multiorgan failure” in shock ipovolemico (diminuzione acuta della massa sanguigna circolante) settico, conseguente a strangolamento dell’ansa ileale con occlusione intestinale e perforazione della parete intestinale.

C’era voluta una settimana di agonia – il bambino si era presentato al pronto soccorso il 7 gennaio ed era stato ricoverato solo l’11 – per capire che non si trattava di gastroenterite. In quella giornata, pur a fronte di un ricovero, il quadro clinico del bambino non risultava allarmante, come aveva peraltro ribadito a poche ore dalla tragedia il direttore generale dell’Usl 18 Adriano Compostella.

Il 13 gennaio – dopo una notte di vomito e dolore all’addome – il ragazzino venne accompagnato senza personale medico a fare una Tac, anche se le sue condizioni erano già precipitate. Giovanni morì nella recovery room, la sala che precede la sala operatoria. Quello che finora i medici legali nominati dalla Procura di Rovigo – è stato il pm Davide Nalin ad avviare una scrupolosa consulenza medica affidata ai professori dell’università di Padova, Raffaele De Caro e Andrea Porzionato – hanno rilevato è che qualcosa è andato storto a partire dal secondo ricovero di Giovanni, mentre sono stati quasi immediatamente “scagionati” da colpe professionali e omissioni i sanitari che hanno preso in cura il bambino il 7 gennaio, quando i genitori lo avevano portato al pronto soccorso con un dolore lancinante all’addome.

Uno degli errori “macroscopici”, per i consulenti della Procura, è stato proprio non chiedere una consulenza chirurgo-pediatrica o perlomeno quella di un chirurgo. Al tatto, probabilmente, avrebbe

capito che l’intestino era perforato. In prima battuta erano stati sette i medici indagati, ma al momento di chiedere il rinvio a giudizio la Procura ha considerato la posizione unicamente di uno dei professionisti inizialmente coinvolti nell’inchiesta.

mattinopadova.gelocal.it