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Morì dopo lenta agonia per un osso di coniglio, tre medici sotto accusa

Morì dopo lenta agonia per un osso di coniglio, tre medici sotto accusa: rinviati a giudizio per omicidio colposo

Omicidio colposo. Con quest’accusa tre medici di un ospedale dell’Umbria sono stati rinviati a giudizio questa mattina dal gip Piercarlo Frabotta, dopo la morte di un paziente che nell’ottobre del 2014 si era rivolto al pronto soccorso a causa di un “fastidio” alla gola. In realtà era un osso di coniglio che – secondo l’accusa – i professionisti, a vario titolo, non avrebbero adeguatamente diagnosticato.

Secondo la procura di Perugia uno dei tre professionisti del pronto soccorso – difeso dall’ avvocato Filippo Teglia, avrebbe disposto la dimissione del paziente alle 20.49, quindi 40 minuti dopo la visita, con diagnosi “di senso di oppressione alla giugulare”, omettendo – si legge nel capo d’imputazione – l’effettuazione o la richiesta di ulteriori accertamenti idonei a rilevare la presenza di un corpo estraneo con conseguenti interventi idonei alla rimozione, prima dell’insorgenza della patologia letale.

La morte dell’uomo sarebbe infatti sopraggiunta per “distress respiratorio conseguente a mediastimte acuta originatasi dalla presenza di un corpo estraneo parzialmente perforante l’esofago”. Un altro medico avrebbe invece omesso di effettuare la radiografia con proiezione laterale nei confronti del paziente, “indispensabile”, secondo l’Accusa, per evidenziare il corpo estraneo non riscontrabile con la mera proiezione antero – posteriore e fornendo, di conseguenza, una risposta negativa errata.

Questo avrebbe dunque determinato la mancata esecuzione di ulteriori accertamenti che avrebbero consentito una diagnosi tempestiva. Un terzo imputato infine, avrebbe omesso di richiedere l’intervento di uno specialista gastroenterologo o chirurgo per effettuare una endoscopia esofagea.

Una serie di “errori” medici dunque, che avrebbero portato alla morte dell’uomo dopo neanche un mese a causa di quell’ossicino che gli ha perforato l’esofago. I due medici sono difesi dagli avvocati Diego Lacchi e Paolo Momarone, il medico del pronto soccorso dall’avvocato Filippo Teglia e per loro il processo, dinanzi al giudice Loschi, si aprirà il 18 settembre 2019.

perugiatoday.it