Federazione Sindacati Indipendenti

Al lavoro dopo la leucemia. Cacciato al suo compleanno

Non vedeva l’ora di poter tornare al suo lavoro dopo aver attraversato un lungo tunnel di chemioterapia e cure per guarire da una leucemia comparsa all’improvviso.

Dopo le polemiche e le proteste per i casi di Ikea e Amazon, l’ultima denuncia dal mondo del lavoro rivelata da la Repubblica, non arriva da una multinazionale ma da un’azienda della placida provincia italiana, Orbassano, alle porte del capoluogo piemontese. E di cui l’uomo, cinquantasette anni, era il capo stabilimento della produzione di vernici. Diciannove anni di lavoro iniziati dal basso, come addetto alla produzione, e proseguiti con un contratto a tempo indeterminato spezzato solo dalla diagnosi della grave malattia, a novembre di un anno fa, dopo degli episodi di febbre alta.

Quindi l’inizio del baratro, «la paura di morire» e la difficilissima prova umana. Ma anche le terapie che funzionano e che lentamente lasciano intravedere lo spiraglio di un miracoloso ritorno a una vita forse normale. Da qui la richiesta a settembre, di rientrare, di riprendere in mano ciò che aveva lasciato. L’uomo si sottopone a una visita col medico aziendale da cui non emerge alcun ostacolo: «Non mi è mai stato dato il giudizio di idoneità, ma a voce mi disse che era tutto a posto».

Invece l’azienda tergiversa, prende tempo. Fino alla comunicazione finale. Dopo dodici mesi di cure complesse la porta è chiusa. E per il dipendente, assistito dalla Cgil Filctem, è come uno «scippo», che finirà davanti al davanti al Tribunale del lavoro.

Il lavoratore infatti ha rifiutato il tentativo di conciliazione proposto dal datore e ora è determinato a ottenere il pieno reintegro. Anche se lui non ha dubbi, convinto che il licenziamento sia evidentemente legato alle condizioni di salute, l’azienda ha invece ricondotto il provvedimento a ragioni economiche. Una scelta «giustificata» dalla congiuntura: «La decisione si rende necessaria a causa dell’attuale situazione economica negativa del mercato di riferimento che ha colpito la società», è la spiegazione arrivata al lavoratore per posta, beffa della sorte, proprio il giorno del suo compleanno. Eppure il ridimensionamento del personale non si inserirebbe all’interno di una procedura collettiva: il licenziamento sarebbe soltanto uno, proprio il suo.

Per questo il sindacato bolla l’atto come «doppiamente discriminatorio, perché colpisce una singola persona che oltre che malata è ancora in cura». Il dipendente infatti potrà infatti dirsi definitivamente guarito solo tra cinque anni, quando la leucemia non avrà più lasciato tracce. Resteranno quelle, comunque vada a finire, di un freddo braccio di ferro combattuto in un’aula di tribunale: «Sono stufo di vedere aziende che scrivono codici etici di 30 pagine e poi prendono a calci la dignità dei dipendenti» il suo, amaro commento.

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