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Promettono lavoro, la fanno prostituire: a processo

L’accusa è pesante. Aver reclutato in Nigeria una ragazzina appena maggiorenne per farla giungere in Italia, a Cantù, e avviarla alla prostituzione. Due anni e mezzo di angherie – secondo quanto ritenuto alla Procura – conclusi solo quando la ragazza ha deciso di raccontare tutto denunciando due connazionali. In aula, chiamati a rispondere dell’accaduto, sono così finiti un uomo e una donna compagni di vita, rispettivamente di 28 e 35 anni. Il processo si è aperto di fronte al Collegio del tribunale di Como e, dopo essere stato incardinato, è stato rinviato al prossimo anno. I due imputati sono difesi dall’avvocato Massimo Bruno e dalla collega Ivana Anomali.

La vicenda trae origine da una inchiesta molto più ampia della Procura di Milano che aveva riguardato un giro di sfruttamento della prostituzione collegata all’immigrazione clandestina. Uno stralcio di quell’inchiesta meneghina è poi finito per competenza sul tavolo dei giudici di Como. Nell’occhio del ciclone, come detto, una coppia di origine nigeriana che risiede a Cantù, l’uomo in carcere dal giorno dell’esecuzione della custodia cautelare (nel giugno 2017) e la donna ai domiciliari.

Tutto sarebbe iniziato nel 2015 quando la ragazza, allora 19enne, sarebbe stata fatta entrare in Italia dalla Nigeria con un viaggio organizzato proprio dai due connazionali residenti in Brianza. Un percorso che avrebbe toccato la capitale Benin City, la Libia e da qui l’approdo nella Penisola fino a giungere a Cantù. Da quanto è stato possibile appurare, la 19enne non conosceva quelli che sarebbero poi diventati – secondo la Procura – i suoi aguzzini. La promessa era quella di offrire alla giovane un lavoro in Italia.

Una volta giunta nel Comasco, tuttavia, le cose sarebbero immediatamente cambiate e la ragazza sarebbe stata costretta per oltre due anni a prostituirsi per restituire ai due connazionali una cifra di 20 mila euro. Percosse, calci, schiaffi, tirate per i capelli e colpi alle gambe, sarebbero stati utilizzati per costringere la giovane a non denunciare e a continuare a prostituirsi, minacciando anche ritorsioni nei confronti della famiglia che era rimasta in Nigeria. La coppia – sempre secondo quanto ricostruito dalla Procura – avrebbe anche scattato foto alla ragazza nuda, intimando di renderle pubbliche in caso di un suo rifiuto ad assecondarli. Elementi che sono poi confluiti nelle accuse e nel capo di imputazione contro i nigeriani.

Completamente all’opposto la posizione dei due indagati, che avrebbero sostenuto di non aver mai ospitato nella loro casa la connazionale, anche perché i due vivevano in un appartamento bilocale con anche i figli piccoli della coppia, e che dunque sarebbe stato impossibile far prostituire in casa la ragazza. La Procura ha chiesto per la coppia di stranieri il giudizio immediato. Non sono state avanzate istanze per riti alternativi. A decidere sarà dunque il Collegio di Como.

Mauro Peverelli
corrieredicomo.it