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Donne disabili: le discriminazioni che negano libertà, lavoro e relazioni

BOLOGNA – “Sarai sempre un peso per chi ti sta vicino e non potrai sposarti”. “Perché indossi un vestito scollato? Mettere la gonna o i pantaloni, per te, non fa differenza”. Le donne disabili molto spesso sono costrette a sentirsi dire queste frasi e a essere vittime di una doppia discriminazione: da donne e da persone disabili. Un disagio che non si somma, ma si amplifica. L’Aias di Bologna – Associazione italiana assistenza spastici – ha presentato i risultati del progetto “Voci di donne”: una raccolta di testimonianze di 52 disabili italiane. Sono state intervistate donne di tutte le età, in maggioranza con disabilità motoria, e provenienti da 13 regioni. Il 69% di loro si è sentita discriminata almeno una volta nella vita a causa di barriere architettoniche o culturali, nel modo di sentirsi osservata o giudicata in maniera svalutante. Il 54% ha avvertito la discriminazione proprio in quanto donna disabile.

La ricerca ha riguardato anche la sfera più intima e personale. Il 7,7% delle intervistate (4 su 52) ha dichiarato di aver subito abusi sessuali, l’11,5% violenze fisiche e il 40% maltrattamenti psicologici. Alla domanda “Come ci si difende dai maltrattamenti?”, c’è chi ha suggerito le associazioni in difesa delle donne, altre l’ascolto in famiglia e alcune l’appello ad avere più fiducia in se stesse. Ma la maggior parte delle violenze è consumata proprio nel contesto familiare, nelle strutture di cura e a scuola. C’è quindi anche chi ha ammesso: “Non avrei potuto difendermi”. Secondo Maria Cristina Pesci, coordinatrice scientifica del progetto, le donne disabili sono vittime di parole e comportamenti discriminatori “perché esprimono desideri, ossia ciò che ci tiene in vita. E i desideri fanno paura”.

L’indagine ha riguardato anche residenzialità, accessibilità ai servizi, lavoro, relazioni sociali e affettività. Il 60% delle donne coinvolte si è dichiarato single e oltre la metà ha lamentato insoddisfazione per la propria vita sessuale. Molte hanno anche denunciato l’impossibilità di accedere alle visite ginecologiche e ostetriche, oltre che alle mammografie. “Abbiamo tanta difficoltà a coinvolgere i movimenti culturali delle donne. Perché purtroppo la donna disabile è associata al disvalore, all’idea di dipendenza”, osserva Pesci. L’Aias è attiva dal 1954 per tutelare la dignità dei disabili, favorendo la vita inclusiva. “Vogliamo che ‘Voci di donne’ si trasformi in altri progetti stabili per la nostra comunità”, ha dichiarato Valentina Fiordelmondo, di Aias Bologna. Per far sì che alle donne disabili sia restituito il diritto di essere donne.

di Alberto De Pasquale
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