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Sanità, Cantone: «Il nero è una prassi, le tangenti meno»

PADOVA Potenza del destino. Nei giorni dello scandalo che ha travolto due ginecologi padovani ripresi dalle telecamere di «Petrolio» (Rai 1) l’uno a chiedere alla paziente-giornalista 2mila euro per saltare le liste d’attesa e l’altra a intascarsi la parcella della visita in nero, nella città del Santo arriva il presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone. Ieri ospite del convegno «L’Università casa di vetro», organizzato mesi fa. «E’ la riprova che di questi temi bisogna parlare non solo a ridosso dell’emergenza, quando si verifica un fatto patologico, ma prima — ha ammonito il magistrato —. Dobbiamo tenere alta la guardia. Rispetto alla vicenda di questi giorni, ci sono delle prassi soprattutto per quanto riguarda la gestione dei servizi attraverso il sistema del nero che sono preoccupanti. E sulle quali si può e si deve intervenire. L’altra, cioè quella di chiedere una tangente per scavalcare le liste d’attesa, per fortuna credo sia meno una prassi. Però sono temi che una Regione in cui la sanità funziona bene ha l’obbligo di prendere in considerazione, sono un neo rispetto a un sistema che può essere considerato un modello. La logica dell’anticorruzione nasce proprio dal concetto che le amministrazioni debbano fare la loro parte in autonomia, rendendo però conto ai cittadini. E’ superata l’idea che l’unico modo per contrastare la corruzione siano la repressione, le manette, le intercettazioni — ha aggiunto Cantone — indispensabili, ma non sufficienti. L’amministrazione non può essere solo un luogo da controllare a 360 gradi, bensì un attore diretto della lotta al malaffare».

Il piano del presidente Anac
La ricetta del presidente Anac si basa sui cittadini controllori, sui Piani di prevenzione condivisi con le componenti sociali, sul coraggio dell’amministratore pubblico di affrontare questi temi e non di nasconderli per vergogna di mostrare la faccia peggiore del Paese, sulla lotta al conflitto d’interesse e sulla trasparenza delle procedure. «La corruzione è sempre collegata a una procedura amministrativa — ha spiegato —. Siamo stati preveggenti, per esempio, nel dire che le liste d’attesa sono uno degli strumenti tipici attraverso i quali si verificano fenomeni di sviamento dal pubblico al privato dal punto di vista penale, che cadono nella concussione. Bisogna stabilire i meccanismi di passaggio dal pubblico al privato, che non va demonizzato, ma regolamentato. La trasparenza non è solo un onere, è l’opportunità di far conoscere gli aspetti positivi della pubblica amministrazione». «Noi impieghiamo soldi pubblici — ha convenuto il sindaco di Padova, Sergio Giordani — e dobbiamo rendere conto di come li spendiamo. Non vanno sprecati e guai a chi tocca indebitamente anche un solo euro: lo denuncerò alla Procura. Dobbiamo combattere la corruzione senza aver paura di agire: è inammissibile rinunciare a realizzare un’opera pubblica per non correre rischi».

La sfida alla corruzione
L’Anac avvierà poi un’indagine per capire in quanti casi la violazione del codice etico sia stata contestata a livello disciplinare. «I risultati saranno scontati, perché i numeri dei provvedimenti disciplinari sono ridicoli — ha anticipato Cantone —. Ma il Codice etico è lo strumento con quale si tenta di delineare la figura del funzionario integerrimo. Perchè dobbiamo vergognarci di dire che il funzionario pubblico dev’essere integerrimo?». Infine l’appello all’Università: «La sfida alla corruzione è la sfida di tutti i cittadini e della parte migliore del Paese, che è l’Università, nella sua capacità di non chiudersi in modo autoreferenziale, di insegnare nuovi saperi, di formare non solo professionalità ma anche uomini». D’accordo il rettore Rosario Rizzuto: «L’Università non può solo adempiere a obblighi ma avere autonomia di scelta, che implica responsabilizzazione e strategie di formazione e di ricerca, per essere competitiva a livello internazionale». «Visto il miglior momento economico, l’Università sta diventando il più grande ente appaltatore dei prossimi anni, per il recupero di beni immobili — ha detto il prefetto di Padova, Renato Franceschelli — e lo saranno pure Comune e Azienda ospedaliera. Invito dunque l’Ateneo a costruire con prefettura e forze dell’ordine un protocollo di legalità per gli appalti. Un modello che servirà anche all’Azienda ospedaliera (per il nuovo ospedale, ndr)». Ma il Veneto è pure terra del crac bancario. «I rimborsi? Adesso c’è bisogno del decreto che spero il governo emani in tempi brevi — ha detto Cantone —. So che la Presidenza del Consiglio ci sta lavorando e noi abbiamo già messo in campo l’organizzazione per le altre quattro banche, stiamo avviando gli arbitrati e potremo beneficiare di quel modello per tutto il sistema».

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