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Milano, medici criticati per scarsa disponibilità: ma mancano gli specialisti

Tempi duri per i medici di medicina generale, criticati per la loro scarsa disponibilità a effettuare visite domiciliari, messi sotto scacco dalla nuova riforma sanitaria regionale dalla quale molti si sentono esclusi, in piena crisi di ricambio generazionale. Sì, perché se già tanti ospedali sono in difficoltà a coprire le posizioni mediche in molti reparti specialistici e alcune realtà (come i pronto soccorso) sono ormai in carenza cronica di personale mentre nuovi candidati latitano, anche il medico di famiglia è in crisi.

Schiacciato da una burocrazia aberrante, svilito dal suo ruolo e ridotto a semplice stampatore di ricette, la figura attorno alla quale dovrebbe ruotare tutta l’assistenza sanitaria al paziente rischia di restare un mero ricordo di un passato ormai lontano. Se tutte le colpe di questa situazione non sono solo esterne alla categoria e alcuni errori sono stati commessi, vero è che una riflessione va fatta e vanno anche immaginate soluzioni che possano invertire una rotta che rischia di far saltare tutto il sistema di organizzazione sanitaria così com’è oggi.

Anche il legislatore regionale ci mette poi del suo, scaricando sullo specialista ospedaliero prese in carico che non sono solo burocratiche ma anche di sostanza e che allontanano sempre più il paziente dal suo medico di medicina generale di riferimento, anche per aspetti assistenziali apparentemente minori. Si approfondisce così maldestramente la frattura tra chi lavora sul territorio e chi in ospedale, andando in direzione opposta a quella voluta dalla riforma, peraltro ancora tutta in fieri, e si aggiunge sale sulle ferite del medico di famiglia, sempre più solo e senza giovani ai quali passare il testimone.

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