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Inail, così la tassazione occulta che vale 32 miliardi pesa soprattutto sulle spalle degli artigiani

Altro che “piccolo è bello”. Nuovi dati mettono in luce quanto la tassazione occulta operata sulle imprese attraverso i premi Inail ricada soprattutto sulle spalle delle pmi e, in particolare, sugli artigiani. Il dossier pubblicato sull’ultimo numero di FQ Millennium mostra come quella che è un’assicurazione sociale (e che come tale, per legge, non dovrebbe realizzare utili) sia in realtà in avanzo strutturale da molti anni e abbia accumulato un tesoro di quasi 32 miliardi che, anziché essere restituito alle imprese, resta bloccato nei conti della Tesoreria centrale dello Stato e viene utilizzato per finanziare la spesa pubblica.

Alla radice di questo avanzo strutturale vi sono diversi fattori, tra i quali le tariffe che non vengono aggiornate dal 2000 e non tengono dunque conto della dinamica degli infortuni sul lavoro. Negli ultimi anni, stando ai dati pubblicati dall’Inail, gli infortuni sono costantemente diminuiti, passando dalle 991mila denunce del 2000 alle 641mila del 2016 (-35,3%). I premi, che dovrebbero essere commisurati alle esigenze di copertura delle spese effettive e al mantenimento dell’equilibrio finanziario dell’ente, sono però in realtà ben più elevati e la gestione Industria – che rappresenta oltre il 90% delle entrate correnti dell’Inail – ha registrato in media un avanzo di 1,2 miliardi l’anno tra il 2006 e il 2015. Premi non commisurati alle effettive esigenze di copertura assicurativa e di gestione contribuiscono a mantenere forzosamente alto il costo del lavoro con ripercussioni negative sull’occupazione, visto che il premio è calcolato in percentuale sulla retribuzione totale del lavoratore.

A sopportare il peso maggiore di quella che a tutti gli effetti è un’illegittima tassa occulta ai danni delle imprese non è però – come si potrebbe pensare – la grande e la media industria, bensì soprattutto le piccole e piccolissime aziende, specie se artigiane. A calcolare nel dettaglio il peso dei premi in rapporto alle retribuzioni è Michele Folli, socio dello Studio attuariale di Gianluca Ottaviani, nonché uno dei professionisti che assiste l’Associazione per la tutela delle attività economiche nella preparazione della class action contro l’Inail volta a ottenere la restituzione di quest’illegittima e iniqua imposta. Nell’ambito della gestione Industria dell’Inail, il premio pagato in media dalle imprese classificate come industrie ammonta a circa il 2,4% del costo totale di un dipendente, mentre quello pagato dagli artigiani è del 7,5%, ma bisogna considerare che si tratta solo di una media. Andando a vedere nel dettaglio le singole sottocategorie che compongono la gestione Industria si ottengono risultati davvero impressionanti, con imprese artigiane costrette a pagare premi che arrivano a superare addirittura il 25% della retribuzione complessiva dei lavoratori.

Ma andiamo con ordine: l’analisi condotta da Folli sui dati 2015 mostra innanzitutto come a parità di settore industriale i premi a carico delle imprese artigiane siano sistematicamente più elevati di quelli pagati delle aziende classificate come industria. E anche come all’interno della stessa classificazione il peso dei premi sia sempre più elevato per le piccole e piccolissime imprese (quelle fino a 9 dipendenti) rispetto alle medie e alle grandi. A riprova di ciò basta guardare le singole voci che concorrono a formare quelle medie del 2,4 e del 7,5%: a parità di settore di attività – Costruzioni e Impianti ad esempio – le imprese artigiane pagano in media premi che pesano per il 13,8% della retribuzione lorda complessiva dei lavoratori, le aziende classificate come industria pagano invece il 5,6%, meno della metà. Ma non basta: il peso per le aziende artigiane fino a 9 dipendenti (che sono peraltro la stragrande maggioranza) è del 16,5%, contro il 5,6% di quelle con più di 10 dipendenti. Discorso simile ma percentuali diverse per le industrie: le microimprese fino a 9 dipendenti hanno un’incidenza dei premi Inail sulle retribuzioni del 6,9%, che scende al 5,5% per quelle fino a 49 dipendenti, al 5,1% per quelle fino a 249 dipendenti e al 3,9% per la cosiddetta grande industria.

Differenze macroscopiche si rilevano anche in altri macro-settori come il “Legno e affini”, dove in media gli artigiani pagano premi che pesano per l’11,6% (14,8% per le imprese fino a 9 dipendenti) contro il 3,8% delle industrie (4,8% le piccole, 2,9% le grandi), l’attività “Mineraria, rocce e vetro” (8,4% le imprese artigiane, 4,3% le industrie) e il settore “Trasporti e magazzini” (10,7% gli artigiani, 3,4% le industrie). Come si vede, il peso delle tariffe sulle retribuzioni degli artigiani è spesso doppio o addirittura triplo al confronto con l’industria e questa grave sperequazione non si limita ai settori citati in precedenza: anche nei macro-settori dove l’incidenza dei premi Inail sulle retribuzioni è percentualmente inferiore, come ad esempio nel settore dell’energia o in quello dei macchinari, la differenza tra artigianato e industria è abnorme (5,1% contro 1,5% nel settore “Energia e comunicazioni”, 5,6% contro 2,6% nel settore “Metalli e macchinari”). E stiamo parlando di macro-settori: scendendo ancora di più nel dettaglio si trovano delle differenze ancor più macroscopiche. Nell’ambito delle “Costruzioni e impianti” l’incidenza dei premi Inail sulle retribuzioni sale al 21,7% nel sottosettore “Costruzioni edili” per le imprese fino a 9 dipendenti e balza addirittura al 74% per le ditte individuali artigiane. Addirittura peggio nel settore “Legno e affini”, dove nell’ambito dei “Lavori di falegnameria e restauro” i laboratori di falegnameria fino a 9 dipendenti pagano il 25,3% e per le ditte individuali il peso del premio arriva quasi al 100% della retribuzione.

Da cosa dipende questa fortissima sperequazione a danno degli artigiani e delle piccole imprese? Secondo l’Associazione per la tutela delle attività economiche le ragioni sono essenzialmente due. In primo luogo, il fatto che le grandi industrie beneficiano in automatico di sconti a differenza delle piccole aziende e degli artigiani. Inoltre lo sconto sul premio previsto per gli investimenti effettuati per la prevenzione infortunistica devono essere richiesti espressamente e i costi che i piccoli devono sostenere per avvalersi della consulenza e assistenza professionale in molti casi vanificano il beneficio o possono risultare addirittura superiori e molte piccole imprese preferiscono quindi non fare richiesta. Un altro fattore che concorre ad aumentare l’incidenza del premio sulle retribuzioni riguarda le modalità pratiche con cui viene calcolato il premio: si tratta di un discorso molto tecnico, ma il dato essenziale è che il criterio di applicazione è volto a favorire le grandi imprese e che al di sopra dei 500 dipendenti l’incidenza del premio sulle retribuzioni è ben inferiore all’1,7% pagato in media dalle imprese tra i 250 e i 500 dipendenti. Come osservano i legali dell’Associazione per la tutela delle attività economiche, non solo questa tassazione a carico delle imprese è illegittima e viola gli obblighi di trasparenza della pubblica amministrazione, ma è anche iniqua e lesiva del principio costituzionale di progressività della tassazione.

A proposito di trasparenza, c’è anche la questione dell’utilizzo delle risorse da parte dell’Inail stesso, che in questi anni ha sistematicamente utilizzato i contributi della gestione Industria per coprire il deficit della gestione Agricoltura, per non parlare del prestito ingiustificato a favore della gestione Industria – che ha una liquidità superiore ai 23 miliardi di euro – da parte della ben più piccola gestione dei Medici Radiologi, anch’essa in avanzo strutturale come l’Industria. E che dire dei crediti che, nell’ambito della gestione Industria, riguardano per circa il 40% premi non versati dagli enti pubblici? Per il periodo 2006-2015 l’Inail ha svalutato e cancellato crediti per premi non riscossi per circa 2,4 miliardi: quanta parte di quei crediti riguarda la pubblica amministrazione e le municipalizzate? Si tratta di un ulteriore costo caricato sulle spalle delle imprese, in particolare delle più piccole che come abbiamo visto sono chiamate a contribuire maggiormente al finanziamento dell’ente. In tutto questo, la Corte dei Conti tace e tace anche il governo che per risolvere la questione dell’avanzo Inail restituendo il maltolto alle imprese sarebbe costretto a trovare adeguate coperture finanziarie o a rendere esplicita una tassa che oggi è invece occulta. Ma nessuno vuole introdurre nuove imposte, tanto più in campagna elettorale, e il risultato è che la soluzione del problema viene continuamente rimandata mentre le imprese continuano a pagare molto più del dovuto. Le più grandi, rappresentate da Confindustria e da altre associazioni, già beneficiano di forti sconti e puntano ad altri benefici e compensazioni, le più piccole invece continuano a subire e tacere nell’indifferenza generale. Per quanto tempo ancora si potrà andare avanti così?

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