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Sanità trentina sotto inchiesta Gare pilotate e mazzette

Le avvisaglie di un terremoto giudiziario scuotono la sanità pubblica trentina. La prima scossa è arrivata tra venerdì e sabato scorso con una raffica di perquisizioni avvenute in Trentino, ma anche fuori provincia. Le ipotesi di reato sembrano appartenere ad un’altra epoca: associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, ma anche corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, rivelazione di segreti.

Eppure l’inchiesta, condotta dai pm Carmine Russo e Alessandra Liverani, è attualissima e in buona parte anche segreta. I pm, infatti, hanno disposto la secretazione di parte degli atti contenuti nel procedimento penale. Nel mirino sono finiti decine di appalti nel settore della sanità, ma l’indagine toccherebbe anche la progettazione del nuovo Polo Sanitario Trentino (progetto poi abortito dopo che il consiglio di Stato ha rimesso in pista il Not, il nuovo ospedale di Trento).

Il riserbo degli inquirenti è strettissimo, segno che dopo la prima scossa potrebbero arrivarne altre. Le indagini sono affidate alla Squadra mobile di Trento e ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe). Questo fa pensare che due diversi procedimenti siano confluiti in un’unica maxi-inchiesta sulla sanità, non solo trentina.

Dopo mesi di indagini «sotto traccia» e di intercettazioni telefoniche, gli inquirenti sono usciti allo scoperto la scorsa settimana. Con un’operazione condotta in modo simultaneo, per evitare che gli indagati potessero avvisarsi a vicenda, sono state eseguite circa trenta perquisizioni. Di buon mattino gli investigatori hanno bussato alla porta di dirigenti dell’Azienda sanitaria di Trento, ma anche di imprenditori del settore sanitario.

In mano polizia e carabinieri avevano i decreti di perquisizione firmati dai pm che autorizzavano l’accesso sul luogo di lavoro ma anche a casa. Non sappiamo se il blitz abbia portato all’acquisizione di nuove fonti di prova di rilievo. Di certo sabato gli investigatori hanno acquisito documenti ma anche supporti informatici che ora dovranno essere passati al setaccio.

L’impressione è che gli inquirenti siano andati a colpo sicuro, come se nei mesi scorsi – anche grazie alle intercettazioni telefoniche, strumento prezioso in indagini del filone «Mani pulite» – avessero ricostruito un quadro preciso degli illeciti, o presunti tali. Si scava soprattutto nel settore degli appalti della sanità: si parla di forniture di strumentazione medica, ma anche di manutenzione dei macchinari.

L’ipotesi è che alcune gare, in Trentino ma anche in Alto Adige, siano state pilotate attraverso un sistema che coinvolgeva più soggetti sia interni all’amministrazione sanitaria, sia esterni. A conferma di tutto questo c’è la contestazione ai numerosi indagati di un reato complesso come quello di associazione a delinquere. Ma si parla anche di tangenti, di mazzette che ruotavano intorno ad alcuni appalti.

In alcuni casi gli inquirenti avrebbero raccolto prove concrete dei passaggi di denaro. Anche in questo caso c’è una conferma indiretta: parte degli atti di indagine sono stati secretati, iniziativa che in genere viene presa dai pm quando testimoni o indagati fanno rivelazioni importanti che potrebbero portare ad ulteriori sviluppi.

Di certo l’indagine ha provocato «fibrillazioni» in Azienda sanitaria (dove l’accesso degli uomini della Squadra mobile non è passato inosservato) ma anche in Provincia. C’è chi addirittura, temendo di essere sottoposto ad intercettazioni ambientali, si è fatto bonificare l’ufficio che peraltro è risultato libero da «cimici».

L’impressione è che alla scossa di sabato, che finora non ha toccato la sfera politica, ne seguiranno delle altre.

l’Adige.it