Federazione Sindacati Indipendenti

(ANSA) – MILANO, 14 FEB

Alla base di tutto quello che facciamo c’è un concetto: rendere più facile la cosa giusta – sottolinea Fusco – Vado in ospedale e controllo gli ambienti. Ad esempio, l’armadio dei farmaci deve essere strutturato affinché non si prenda la scatola sbagliata. Devono essere disponibili sullo stesso piano, in caso di un intervento d’emergenza, la sala parto e la neonatologia. Devono esserci defibrillatori uguali su tutti i piani. I carrelli con i farmaci devono avere i cassetti disposti nello stesso modo. In questo modo si evitano gli errori nei dosaggi e si facilità il lavoro del personale. Nelle medicherie tutto deve essere a portata di mano, dalle siringhe al computer con la cartella elettronica”.

Gli errori in corsia possono sfociare infatti in casi di malasanità, anche gravi, e in denunce contro i camici bianchi. In Asl e ospedali è prevista la figura che si deve occupare della gestione del rischio, o ‘risk manager’: una persona formata per prevenire e gestire i pericoli dell’ambiente sanitario.

“Non necessariamente l’ergonomo e il risk manager si sovrappongono in un unico soggetto – chiarisce Bellandi – possono essere distinti e collaborare insieme nella stessa struttura. Sempre l’Oms ha definito il concetto di ‘risk managment’ che comprende 11 aree di conoscenza, 4-5 attendono all’area dell’ergonomia e dei fattori umani. Siamo in attesa di avere i decreti attuativi della legge Gelli che dovrebbero anche definire un Albo”.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenas sulle denunce dei sinistri in sanità, che analizza i dati della quasi totalità delle Regioni e Province autonome, l’indice di ‘sinistrosità regionale’, che definisce la frequenza con cui si verificano gli errori in sanità denunciati, è pari a 20,94 su 10 mila casi (dimissioni).

Qualità dell’assistenza che può essere migliorata anche grazie al lavoro dell’ergonomia. I concetti di questa disciplina (che mette insieme metodi e modelli di altre già esistenti come l’ingegneria, l’architettura, la medicina del lavoro, la psicologia e la sociologia) oggi sono applicati nella costruzione degli ospedali. Ogni ambiente deve essere pensato e realizzato per far svolgere al meglio il compito di ogni persona. Le distanze ridotte, le attività principali sullo stresso piano, l’uso dei colori e di segnali luminosi per i percorsi interni.

In Italia ci sono ospedali ergonomici in Toscana e più a macchia di leopardo in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Ci sono nuove strutture a Pistoia, Lucca e Massa Carrara. Ma, ad esempio, anche il Meyer di Firenze è stato realizzato seguendo i concetti dell’ergonomia. Per diventare ergonomi sanitari non è necessario avere una laurea in medicina. “Serve un master post laurea e poi con la Sie si può arrivare ad avere una certificazione europea – osserva Bellandi – Come lauree di accesso sono previste quelle di area biomedica, sociale e politecnica. Poi è consigliabile un’esperienza sul campo sotto la supervisione di un esperto. Ci sono ergonomi sanitari che arrivano dal settore della sicurezza e prevenzione, dalla medicina legale o da percorsi accademici in scienze sociali e comunicazione“.

Alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa si svolge il corso di alta formazione in Gestione del rischio e sicurezza delle cure, giunto all’ottava edizione, in collaborazione con il Centro regionale gestione rischio clinico e sicurezza del paziente della Toscana. La formazione è rivolta a medici della direzione sanitaria e a figure professionali che operano nel settore, in area sanitaria, tecnica e psico-sociale. L’obiettivo è creare le competenze avanzate per gestire il rischio clinico e migliorare qualità e sicurezza dei processi assistenziali.

“Con le università stiamo cercando di sostenere lo sviluppo di master di questo tipo – sottolinea Bellandi – Ci sono corsi promossi dalla Sie a Milano. C’erano esperienze di questo tipo anche a Napoli e al Politecnico di Torino, ma non sono abbastanza e sono corsi che hanno risentito della mancanza di continuità nel tempo. Mentre invece c’è una domanda da parte degli studenti. Il master della Scuola Sant’Anna riceve sempre più domande rispetto ai posti messi a disposizione, l’ergonomo sanitario può essere una vera possibilità per chi cerca lavoro. Forse – conclude l’esperto – nel nostro Paese ancora non siamo al livello Ue come consapevolezza del valore della prevenzione del rischio sui luoghi di lavoro, mentre invece si può fare cultura e pratica della sicurezza anche con soluzioni creative. Strumenti nella valigia dell’ergonomo”.

A cura di Antonella Petris

www.meteoweb.eu/