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Milano, al San Paolo via il primario dello scandalo biopsie: il pasticcio dei contratti precari

In uscita il primario dello scandalo delle biopsie. Dopo che al San Paolo i referti di quasi mille esami per la diagnosi di sospetti tumori sono rimasti fermi per mesi, Gaetano Bulfamante sarà salvo sorprese sostituito. Il capo del laboratorio di anatomia patologica dell’ospedale — centro di riferimento anche per Cinisello e Sesto San Giovanni, nonché per i 20 poliambulatori cittadini — andrà con ogni probabilità a occuparsi a tempo pieno della specialità di cui risulta tra i massimi esperti, la diagnostica delle patologie feto-placentari. Il suo posto alla guida del laboratorio di analisi sarà occupato da un nuovo primario. Della questione — assicurano fonti universitarie interne all’ospedale — stanno discutendo in queste ore il direttore generale del San Paolo Marco Salmoiraghi e il rettore della Statale Gianluca Vago: Bulfamante è un universitario e la sostituzione deve essere concordata tra ospedale e ateneo.

Per una città come Milano è intollerabile quanto successo e le conseguenze dello scandalo non possono mancare. Lo stesso assessore alla Sanità Giulio Gallera lo definisce: «Un fatto grave e inaccettabile». Difficile, dunque, pensare che Bulfamante punti i piedi per restare alla guida del laboratorio dopo che i vertici dell’ospedale — d’accordo con l’università — gli offrono una via d’uscita decorosa.

Ancora da capire se ci saranno ripercussioni anche per il direttore generale che ha rimesso il mandato: non c’è nessuna lettera di dimissioni, ma la disponibilità del manager a fare un passo indietro (volontà ribadita in due incontri all’assessorato della Sanità). Per fare chiarezza sulle responsabilità sta lavorando una commissione d’inchiesta coordinata da Aldo Bellini, alla guida della programmazione ospedaliera della Regione.

Una cosa è certa: il problema sorge lo scorso novembre e viene attribuito alla mancanza di medici al San Paolo, dopo la fuoriuscita di due colleghi (più uno da gennaio). Da un esame delle delibere relative alla vicenda, visionate dal Corriere, emerge con chiarezza che il concorso bandito per sostituire i medici è andato decisamente a rilento: la richiesta di trasferimento dei due medici non è arrivata all’improvviso ma viene ratificata il lontano 26 luglio 2017, il concorso pubblico per sostituirli è bandito subito dopo (il 4 agosto), la scadenza delle candidature è fissata a 30 giorni dall’uscita dell’avviso sulla Gazzetta ufficiale: poi, però, l’ammissione dei candidati e la nomina della commissione giudicatrice arriva solo il 20 dicembre e fino al 23 gennaio non c’è neppure la graduatoria. Tempi che possono essere comprensibili per l’amministrazione pubblica, ma non tollerabili davanti a situazioni che possono sconfinare in interruzione di pubblico servizio. Le assunzioni arrivano solo il giorno dopo che il caso delle biopsie ferme diventa pubblico.

Nelle more del concorso, a lavorare nel laboratorio di analisi sono rimasti per lo più quattro medici, due dei quali precari a 30 ore la settimana(tecnicamente vengono definiti libero professionisti) e pagati 22 euro lordi l’ora (11 euro all’incirca al netto delle imposte e della cassa previdenziale). Proprio sull’abuso dei contratti di consulenza sottopagati è intervenuto di recente l’Ordine dei medici con una lettera all’assessore Gallera. Di contratti simili al San Paolo ce ne sono oltre 150. Dopo la denuncia del caso biopsie, però, i vertici del San Paolo corrono ai ripari: il 9 febbraio almeno i due precari del laboratorio di analisi vengono regolarizzati. In più si aggiungono altre tre assunzioni. Meglio tardi che mai.

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