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Sicilia, la Corte dei conti: “Troppi sprechi sui fondi Ue”

C’è lo spreco dei fondi comunitari nelle criticità evidenziate dal presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana Luciana Savagnone. “I fondi comunitari sono sprecati al massimo – ha detto ai giornalisti a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018 – Già ci sono quelli che non vengono assegnati, e quello è un danno erariale di cui non ci possiamo occupare perché l’inerzia non viene purtroppo sanzionata, ne si può sapere perché non ci sono stati progetti. E poi ci sono i fondi che vengono sprecati e assegnati male. C’è sempre un problema di controllo interno che manca”.

Nel 2017, si legge nella relazione del presidente, la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti “si è occupata innumerevoli volte di danni erariali provocati dallo spreco di fondi comunitari perché indebitamente erogati in favore di soggetti che non avevano i requisiti richiesti ovvero perché utilizzati in modo improprio”. Risorse a sostegno dell’imprenditoria e dell’agricoltura e per le quali “sono state emesse numerosissime sentenze di condanna alla restituzione delle somme”. “La diffusione del fenomeno delle illegittimità riscontrate – aggiunge Savagnone – induce a ritenere che difetti nel meccanismo di concessione dei suddetti contributi un attento controllo delle sue varie fasi, da quella di individuazione dei possibili beneficiari fino a quella di erogazione delle risorse”. In particolare, una “responsabilità va attribuita alle banche che sono soggetti intermedi nell’erogazione dei contributi alle imprese”.

Per Savagnone “è un anno che è andato bene ma che sicuramente poteva andare meglio. Le fattispecie che arrivano a noi sono la punta dell’iceberg di una situazione che è sotto l’attenzione, l’azione di controllo però dovrebbe essere fatta all’interno dell’amministrazione”.

Sono 105 le sentenze di condanna pronunciate nel 2017, dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana, nei confronti di amministratori, pubblici dipendenti, percettori di contributi pubblici e soggetti legati alla pa da un rapporto di servizio, per un importo complessivo di 14.463.034,52 euro (oltre il doppio dell’importo delle condanne pronunciate nell’anno precedente).

Nell’ambito delle sentenze in cui si è accertata la responsabilità amministrativa, il risarcimento è stato riconosciuto a favore di amministrazioni statali per 3.421.479,92 euro, in favore della Regione e degli enti locali per 10.055.975,47 euro ed in favore di aziende sanitarie per 888.344,56 euro. Sono state pronunciate anche sette sentenze di assoluzione e con altra tipologia di sentenza sono stati definiti altri 15 giudizi.

“Si è accertata – sottolinea Savagnone nel suo intervento – una sostanziale inerzia da parte delle amministrazioni a procedere ad un controllo in merito alla spendita di denaro pubblico, così che sembra che nessuno si accorga di chi, agendo al suo interno, sperpera, sottrae denaro, spende male. Anche nel complesso meccanismo della concessione del finanziamento pubblico e specie nella fase che precede la definitiva erogazione delle risorse economiche, che proprio per consentire un’osservazione costante dell’attività del soggetto beneficiario vengono corrisposte in più tranche, occorrerebbe intensificare le verifiche, al cui esito deve essere condizionata via via l’assegnazione delle somme ed il saldo finale”.

E’ “temerario affermare l’esistenza di un ulteriore indebitamento ‘che costerà alla Sicilia qualcosa come 30 milioni l’anno'”. A dirlo, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018 della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione siciliana, è il presidente della Sezione di controllo Maurizio Graffeo. “Anche a garanzia della compagine governativa regionale di recente insediatasi – aggiunge – allo stato degli atti sono costretto a negare che la Sezione delle autonomie, con la recente deliberazione n. 19/2017, attivata come questione di massima, proprio, dalle Sezioni riunite siciliane, abbia in effetti censurato come irregolari o scorretti i criteri di contabilizzazione e di utilizzo del fondo anticipazioni di liquidità adottati dalla Regione nel 2017. Da una prima istruttoria – conclude – emerge, infatti, la corretta interpretazione ed applicazione della normativa statale in materia”.

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