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Favori in carcere e «assenteista» all’ospedale, Corte dei conti chiede condanne per oltre 130 mila euro

È stata quantificata in 130mila euro la richiesta di risarcimento avanzata dalla Procura regionale della Corte dei conti a carico di un ex medico del carcere di Spoleto. Il caso, per il quale il dottor Silvio Fiorani è stato condannato nel 2010 a tre anni e due mesi di reclusione, riguarda compensi illeciti percepiti dal medico che in questo modo garantiva ai detenuti benefici penitenziari che altrimenti non gli sarebbero spettati. Del caso si è discusso mercoledì di fronte alla sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria (presidente del collegio Salvatore Nicolella, consiglieri Stefano Siragusa e Pasquale Fava), dove il pm Antonio Giuseppone ha chiesto di condannare il medico al risarcimento, in favore della Usl Umbria 2, di 130 mila euro, 100 mila dei quali relativi al danno di immagine e i restanti come danno da disservizio. «Ha utilizzato i suoi poteri e le sue funzioni – ha detto Giuseppone in aula – per finalità personali».

Gli assenteisti Sempre mercoledì in via Martiri dei Lager è approdato il caso di Luciano Brugnoni, caposala dell’ospedale di Perugia finito anni fa nell’inchiesta relativa agli assenteisti. Brugnoni, condannato per truffa e falso in primo grado a un anno e mille euro di multa (in appello la truffa è andata prescritta, e quindi è rimasta solo una condanna a sette mesi per falso, reato prescrittosi a sua volta in attesa della Cassazione), si è visto chiedere altri 947 euro dal pubblico ministero Pasquale Principato. Secondo il pm il caposala si sarebbe fatto timbrare il badge dalla donna con cui conviveva: «Le foto – ha detto Principato – sono inequivocabili». Brugnoni si era giustificato spiegando che in quei momenti stava semplicemente parcheggiando l’auto per entrare al lavoro anche se, stando a quanto emerso in sede penale, il cellulare agganciava celle non compatibili con la zona dell’ospedale. Motivo per cui la procura ha chiesto 947 euro di risarcimento per danno patrimoniale, mentre il danno d’immagine è decaduto.

La difesa L’imputato è difeso dall’avvocato Giuseppe Caforio che in aula ha sostenuto come le prove in mano alla procura siano insufficienti. Secondo il legale non è stato individuato in modo corretto l’ente danneggiato e, quanto al telefonino, ha spiegato che l’utenza apparteneva all’attività della sorella di Brugnoni; inoltre quest’ultimo, visto che gli addebiti risalgono al periodo in cui era in corso il trasferimento dell’ospedale da Monteluce a San Sisto, doveva frequentemente spostarsi da una sede all’altra. Elemento che rende dunque plausibili alcuni ritardi. Quanto alle assenze Caforio ha sottolineato che sono tutte giustificate visto che in quei casi Brugnoni assisteva il padre invalido, «rispettando sempre le norme. Non vi è elemento – ha concluso l’avvocato – che provi l’illegittimità del comportamento del mio assistito, quindi chiedo l’esclusione della responsabilità». Su entrambi i casi la Corte dei conti si pronuncerà a breve.

DanieleBovi