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Bimba nata tetraplegica per gravi errori medici: le ginecologhe condannate a pagare 250mila euro.

ROVIGO Il reato di lesioni gravissime per le due ginecologhe è ormai prescritto. Ma la Corte d’Appello a Venezia ha dato ragione a Davide Gavazzeni, il padre di Eleonora Gavazzeni, la bambina di nove anni nata all’ospedale di Rovigo il 3 dicembre 2008, tetraplegica a causa di gravi errori medici. La Corte d’Appello ha riconoscendo ai genitori della piccola un primo risarcimento di 250mila euro da parte delle due ostetriche imputate, Paola Cisotto e Cristina Dibello e del responsabile civile, cioè l’Asl 5 polesana.

E ora il giudice civile dovrà decidere sul risarcimento di 30 milioni di euro, la somma più alta mai richiesta in Italia. Grande la soddisfazione di Mario Cicchetti, l’avvocato del padre della bambina. «La sentenza della Corte d’Appello ribalta l’assoluzione penale di primo grado a Rovigo. Ora verrà immediatamente prodotta davanti al giudice civile di Rovigo Pierangela Congiu che sta decidendo sulla causa di risarcimento danni da 30 milioni di euro».

Per la famiglia Gavazzeni la decisione di Paola Cisotto e Cristina Dibello, le due ostetriche dell’ospedale di Rovigo, di ritardare il parto cesareo ha provocato nella bambina gravissimi danni cerebrali che l’hanno resa totalmente invalida. In quelle ore in ospedale la bimba è rimasta 4 ore in asfissia totale. Subito la perizia dell’assicurazione dell’ospedale rodigino, svolta da Salvatore Alberico, aveva riconosciuto che i danni causati dalla «gravissima imprudenza, negligenza e imperizia» delle due professioniste.

All’incontro obbligatorio di mediazione per il risarcimento, la Asl rodigina non si era presentata. Dopo l’assoluzione di Dibello e Cisotto in primo grado a Rovigo nel gennaio 2016, in sede d’Appello la Corte di Venezia ha accolto la consulenza tecnica svolta nel frattempo per il parallelo processo civile. Una perizia che riconosce come «gravemente negligente» la condotta delle due ginecologhe imputate e la mette in relazione con l’origine del danno cerebrale. Il giudice lagunare ne dispone anche un’altra a un collegio di professionisti che a sua volta ha riconosciuto il nesso causale, anche se sostiene che per la Dibello si è trattato solo di «grave imperizia».

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