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Malasanità, in aumento le richieste di risarcimento

BELLUNO. Aumentano le richieste di risarcimento per casi di malasanità in provincia. Nel 2015 e nel 2016 le domande ricevute da Giesse, agenzia bellunese tra le più importanti d’Italia e d’Europa nel campo del risarcimento danni, erano state una trentina, nel 2017 sono raddoppiate. «Dai primi dati di quest’anno», spiega Nicola Barchet, presidente di Giesse, «notiamo già che il trend di crescita non si è fermato e, anzi, tende ad aumentare ancora. La sanità è gestita da uomini e per questo implica la possibilità di errore; in Italia abbiamo una buona situazione generale e ogni giorno viene effettuato un numero enorme di interventi con esito positivo. Stiamo parlando di una percentuale minima di errori gravi, ma in quella percentuale rientrano le sofferenze umane e spesso economiche di tante persone. Affrontando il tema della malasanità parliamo di un ambito che tocca la parte più intima dell’uomo e un’invalidità più o meno grave provocata da un intervento sbagliato implica un ricalcolo radicale e complesso del futuro, delle esigenze e delle spese di una persona. Per questo è importante che venga riconosciuto un risarcimento adeguato che garantisca la dignità di ognuno».

Questo aumento delle richieste, secondo Barchet, non implicherebbe per forza un aumento degli errori medici negli ospedali bellunesi, quanto piuttosto un cambio del rapporto tra medico e paziente e un minor senso di impotenza davanti alle decisioni mediche da parte di chi subisce un intervento: «Questo incoraggia a chiedere spiegazioni in caso di problemi e a pretendere di veder riconosciuti i propri diritti in caso di errore».

Il primo dei problemi cui far fronte, spesso, è il difficile rapporto con gli interlocutori interessati: «Notiamo una gestione discutibile della comunicazione da parte degli ospedali, che faticano ad ammettere uno sbaglio, difendendo strenuamente l’operato del proprio personale anche quando l’errore è palese, una persona che subisce un danno apprezzerebbe anche delle semplici scuse, invece spesso si trova davanti un muro».

A complicare i rapporti tra chi denuncia un danno e l’ospedale è l’autoassicurazione in vigore negli ospedali veneti che, in caso di risarcimento, costringe le aziende ospedaliere del territorio a garantire una franchigia fino a 500 mila euro, con una polizza complessiva che non supera i 60 milioni di euro all’anno, cifra non difficile da raggiungere nell’attuale situazione. «Nel caso in cui si dialoghi solo con l’azienda ospedaliera»

continua Barchet «i tempi si allungano molto, mentre se il risarcimento è gestito da un ente terzo, come un’assicurazione, la procedura è più snella ed è importante che chi ha vissuto un caso di malasanità sappia che ha dieci anni di tempo prima che sopraggiunga la prescrizione».

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