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In calo i risarcimenti per errori medici

LUCCA. Malasanità, a Lucca cala il numero degli errori medici e di conseguenza diminuiscono gli importi erogati dall’azienda per risarcire vittime e parenti. La tanto bistrattata sanità Toscana, dunque, migliora col tempo: questo, almeno, dicono i numeri contenuti nella relazione 2016 del centro Gestione del rischio clinico della Regione.

I numeri. Per il 2016 il rapporto registra “un calo delle richieste di risarcimento pari a oltre il 15%, anche se la stima dei costi non ha subito flessioni, mantenendosi in un range tra i 60-70 milioni di euro; un miglioramento di efficienza, negli ultimi tre anni dei comitati aziendali gestione dei risarcimenti, quasi tutti sopra la linea del 60% (percentuale di pratiche chiuse, respinte o liquidate entro l’anno)”. Da evidenziare una lieve riduzione della sepsi post-operatoria (-7,4% dei casi) e delle complicanze trombo-emboliche (-26%). Significativa la riduzione delle cadute dei pazienti con calo di quasi il 50% delle richieste di risarcimento negli ultimi 5 anni. Le cadute gravi sono tra l’altro l’evento segnalato con più frequenza, seguite dagli episodi di violenza autodiretta ed eterodiretta. L’aggregato dei “sinistri” chirurgici ha una sua rilevanza, seguita da casi puntuali di problemi durante il parto, di terapia farmacologica o nei trasporti. Nell’80% dei casi il danno determinato da quello che i medici chiamano “evento avverso” è costituito da lesioni personali, nel 10% dei casi dal decesso del paziente. Nel 33,9% dei casi i danni conseguiti arrivano a seguito di un intervento chirurgico mal eseguito, nel 16,4% in conseguenza di una diagnosi sbagliata, nell’11,6% di una assistenza erronea e nell’8,6% di una terapia deleteria. Nel corso di questi anni in Toscana i risarcimenti sopra il milione di euro sono stati 8. Per quanto riguarda le tempistiche, il rapporto sottolinea come questo sia un aspetto da migliorare. A distanza di cinque anni dalla richiesta di risarcimento, il liquidato (anno 2010) rappresenta il 46% del numero complessivo di richieste pervenute. Una analoga percentuale di richieste viene rubricata, invece, senza seguito e respinta.

Come funziona. Dal 1° gennaio 2010 la Regione ha scelto di intraprendere la strada del pagamento sinistri a gestione diretta, senza contrarre più alcuna assicurazione. Questo consente al responsabile del rischio clinico e al suo staff, di entrare in contatto con le persone “offese” e di capire se ci siano dei profili di responsabilità. Un approccio che ha portato a una riduzione delle querele nei confronti degli operatori. Anche perché in caso di accordo stragiudiziale sul risarcimento la parte lesa rimette la querela e rinuncia alla causa civile. «Da quando l’azienda si è dotata di una struttura autonoma interna che accoglie le cause civili e valuta caso per caso – spiegava il risk manager Massimo Martelloni in un’intervista del giugno 2016 – si è registrata una costante diminuzione delle richieste di risarcimento. L’azienda sta risparmiando in maniera notevole rispetto al periodo in cui ci si affidava alle compagnie di assicurazione».

Lucca e il caso rene. In questo quadro il territorio dell’ex Asl 2 di Lucca è nella media: senza infamia e senza lode. In sette anni, tra 2010 e 2016, la sanità pubblica ha dovuto sborsare oltre 8,5 milioni di euro per errori medici “lucchesi” a fronte di 518 richieste di risarcimento pervenute (in media 74 l’anno di media). “L’evento avverso” più clamoroso avvenuto sul territorio dell’ex Asl 2 è senza dubbio quello occorso a Guido Dal Porto, imprenditore 57enne di San Ginese, la cui vita è stata stravolta il 14 aprile 2016. Quel giorno Dal Porto finì sotto i ferri all’ospedale San Luca per una nefrectomia, ovvero l’asportazione di un rene (il sinistro) attaccato da tumore. Ordinaria amministrazione per chi fa il chirurgo, ma per una serie impressionante di errori a catena, il paziente si risvegliò dall’anestesia con un brutta sorpresa: i medici gli avevano asportato il rene sbagliato, il destro, quello sano. Per questo caso di malasanità c’è un processo in corso (prossima udienza il 17 maggio) che vede tra gli imputati il chirurgo Stefano Torcigliani, l’aiuto chirurgo Giuseppe Silvestri e la radiologa Claudia Gianni, che effettuò la Tac.

Sono accusati di cooperazione colposa nel reato di lesioni gravissime. Nel frattempo le trattative tra l’Asl e i legali di Dal Porto vanno avanti, nel tentativo di trovare un accordo stragiudiziale sulla cifra del risarcimento. La richiesta della parte lesa è sopra il milione di euro mentre inizialmente l’Asl era partita da 600mila euro. Per quantificare il danno (anche morale) ci si basa tabelle del tribunale di Milano, che calcolano il cosiddetto “capitale umano” sulla base di determinati parametri: età, condizioni di salute, status sociale, ecc.

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