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Sempre più spesso nelle cronache quotidiane leggiamo di casi di malasanità e di cause intentate da parte dei pazienti nei confronti dei medici a causa di errori che hanno provocato un danno alla salute degli stessi.

Non tutti però sanno che la possibilità di chiedere un risarcimento del danno al medico non è legato esclusivamente alla ricorrenza di errori che pregiudicano la salute del paziente, ma anche solo alla violazione da parte del personale sanitario del dovere di informare preventivamente e chiaramente il paziente circa le conseguenze di un intervento o di una terapia, al fine di realizzare il diritto del paziente all’autodeterminazione.

Si tratta del cosiddetto consenso informato, e a fare chiarezza a riguardo è stata la Corte di Cassazione che, con sentenza numero 10608/2018, ha posto in evidenza i principi guida che giustificano un eventuale risarcimento.

Ecco quando è possibile chiedere il risarcimento.

Danni da consenso informato, quando si può chiedere il risarcimento?
Il punto di partenza per analizzare la sentenza della Corte di Cassazione è sapere che il medico ha sempre l’obbligo di informare preventivamente e chiaramente il paziente sulle conseguenze di un intervento o di una terapia, al fine di consentire al paziente stesso di prendere la decisione che ritiene più giusta per se’.

Partendo da questo presupposto la violazione del consenso informato, secondo la Cassazione, può portare a due tipologie di danno:

un danno alla salute qualora sia ragionevole pensare che il paziente, essendo opportunamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento. L’onere probatorio ricade sul paziente;
un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione, che sussiste anche qualora l’intervento sia ben eseguito, e consiste nel pregiudizio subito dal paziente a causa della mancanza di informazioni. In questo caso non si parla di una lesione del diritto alla salute.
Secondo la Cassazione, infatti, la Costituzione italiana

«sancisce il rispetto della persona umana in qualsiasi momento della sua vita e nell’integralità della sua essenza psicofisica, in considerazione del fascio di convinzioni morali, religiose, culturali e filosofiche che orientano le sue determinazioni volitive».

Il paziente correttamente informato potrà infatti scegliere di rinunciare all’intervento o di interrompere una terapia, oppure di rivolgersi a un’altra struttura.

Quali sono le conseguenze?
In assenza del consenso informato sono previste delle conseguenze a carico del medico anche qualora l’intervento sia ben eseguito, e quindi non ci sia una lesione del diritto alla salute del paziente.

La lesione del diritto all’autodeterminazione, infatti, può costituire oggetto di danno risarcibile sul piano puramente equitativo, tutte le volte che, e solo se, il paziente abbia subito le inaspettate conseguenze dell’intervento senza essere stato opportunamente informato sulle stesse ed essendosi quindi trovato impreparato nell’affrontarle.

Ricapitolando il paziente può chiedere il risarcimento del danno anche in assenza di errore medico quando ricorrono le seguenti circostanze:

non è stato preventivamente informato sulle possibili conseguenze di un intervento o una terapia;
in conseguenza di un intervento e una terapia (ben eseguiti) ha subito delle conseguenze impreviste.
Sul paziente, in ogni caso, grava l’onere della prova.

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