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Sanità: anestesisti, dopo legge Gelli più medici sotto accusa e più stress

Roma, – Con la legge Gelli non è diminuita la pressione sugli anestesisti per il contenzioso sugli errori medici. Anzi. Pur non essendo aumentati gli ‘sbagli’, sono quasi raddoppiati i ‘denunciati’: i sinistri aperti si sono infatti ‘gonfiati’, passando dai 384 del 2016 ai 603 del 2017, con un +57%. Una situazione che fa crescere anche la conflittualità tra i medici e le aziende. Lo rilevano gli anestesisti dell’Aaroi-Emac in uno studio realizzato dall’Osservatorio permanente del sindacato sul contenzioso sanitario, in collaborazione con il broker assicurativo Aon e presentato recentemente a Roma. Il problema è legato al coinvolgimento di più medici e operatori in uno stesso ‘errore’, con conseguenze non trascurabili, oltre che sul profilo assicurativo per il singolo operatore, sulla serenità dei professionisti.

Insomma, proprio il contrario – secondo gli anestesisti – di quello che la norma si proponeva.

A creare l’effetto negativo, spiega Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac, è “un’applicazione aziendale pedissequa e acritica dell’art. 13 della legge Gelli-Bianco, ovvero l”obbligo di comunicazione all’esercente la professione sanitaria del giudizio basato sulla sua responsabilità’, che è per legge esteso anche alle ‘trattative stragiudiziali’ intraprese dalle strutture sanitarie a seguito della loro chiamata in causa per malpractice da parte dei pazienti o dei loro congiunti. Il fatto che la legge imponga tempi ristrettissimi per l’invio di queste comunicazioni, pena forti sanzioni, ha indotto gli ospedali a un uso indiscriminato di questa norma, coinvolgendo decine e decine di medici in ogni singolo sinistro, con situazioni kafkiane che arrivano a interessare in un unico sinistro l’intera équipe di anestesisti rianimatori di un ospedale. Uno tsunami di comunicazioni, i cui gli effetti sull’aumento del conflitto di interessi tra gli ospedali e i loro medici sarà valutabile solo a partire dalla fine del 2018″.

L’Osservatorio Aaroi-Emac, ricorda Vergallo, “prende in esame le situazioni relative ai sinistri che possono coinvolgere gli oltre 10.000 medici rappresentati dall’associazione, assicurati in ambito sia civile sia penale tramite la convenzione che il sindacato mette a disposizione di tutti gli iscritti sin dal 2003”. E la sua importanza “è enorme, in quanto ci consente di monitorare anno per anno l’andamento dei sinistri che riguardano la stragrande maggioranza dei medici appartenenti a una categoria di professionisti precisamente definita e omogenea. Con il triennio passato e quello che abbiamo davanti, Aaroi-Emac disporrà di dati che non sono in possesso nemmeno delle istituzioni di governo del Ssn per monitorare l’andamento del contenzioso, anche in relazione allo spartiacque temporale costituito della legge Gelli-Bianco n. 24/2017”.

Fino al 1 aprile 2017, data di entrata in vigore della legge Gelli-Bianco, i dati raccolti dalla Aaroi-Emac evidenziavano un progressivo calo del numero complessivo dei sinistri aperti, confermando anche nel primo trimestre 2017 una riduzione del contenzioso che lasciava ben sperare: nell’anno 2016, infatti, la percentuale complessiva degli anestesisti coinvolti in procedimenti giudiziari sia civili che penali, rispetto al numero totale di assicurati, era arrivata, con un trend in calo a partire dal 2010, anno in cui aveva raggiunto circa il 6,5%, ad abbassarsi al 3,5%.

Un trend positivo che si è interrotto, in linea temporale, contestualmente all’applicazione della legge Gelli-Bianco da parte delle amministrazioni ospedaliere. Relativamente al triennio 2014-2016, su un database di oltre 10.500 medici, i dati definitivi confermano la maggiore incidenza di sinistri aperti al Sud, seguiti da quelli aperti al Nord e al Centro, per un totale di 870 eventi avversi e 1.382 sinistri aperti a livello nazionale. Il dato grezzo aggregato per ospedale, rapportato alla dimensione delle strutture, evidenzia inoltre che quelle maggiormente coinvolte nelle vicende giudiziarie sono le strutture di medie dimensioni (tra 120 e 500 posti letto), ma rapportando lo stesso dato in riferimento al parametro ‘normalizzato’ di 1.000 posti letto si evidenzia che maggiormente coinvolti sono gli ospedali di minori dimensioni, perché hanno un’incidenza maggiore sia di eventi avversi che di sinistri aperti: 7 eventi ogni 1.000 posti letto (rispetto ai 5 dei medi e ai 4 dei grandi ospedali) e 9 denunce di sinistro (contro le 8 dei medi e le 6 dei grandi ospedali).

Sempre ogni 1.000 posti letto, ma in base alla localizzazione, si registrano 13 denunce al Sud, 6 al Centro e 5 al Nord. La maggiore incidenza al Sud è legata anche alla dimensione delle strutture. Mentre al Nord c’è una prevalenza di strutture medio-grandi (che hanno un’incidenza di sinistri inferiore), al Sud c’è una maggioranza di strutture piccole con meno di 120 posti letto in cui le denunce sono percentualmente più numerose. Che cosa viene denunciato? Tutte le attività di anestesia e rianimazione in sala operatoria, in terapia intensiva o in altro reparto. In sala operatoria la responsabilità è spesso di équipe: gli incidenti possono accadere al momento dell’induzione dell’anestesia, nel suo mantenimento (anche se in questa fase gli incidenti appaiono più spesso legati globalmente all’intervento chirurgico in corso) e nel post-operatorio. Ed è proprio il post-operatorio a essere sotto i riflettori dell’Osservatorio.
L’analisi dell’età dei medici coinvolti rivela come i maggiori esposti sono i professionisti più anziani e quelli più giovani, questi ultimi più spesso operativi in piccole strutture (che come detto sono quelle più esposte a sinistri e aperture contenzioso).

Quanto ai settori di esercizio professionale, invece, il maggiore coinvolgimento riguarda le sale operatorie e le rianimazioni, ma negli ultimi anni cominciano a essere coinvolti anche i medici che lavorano nell’ambito della terapia del dolore e che oggi sono esposti anche a possibili inadempienze rispetto alla legge 32, che ha normato il diritto del paziente a ricevere adeguato sollievo dal dolore.

L’Osservatorio permanente Aaroi-Emac sul contenzioso sanitario, secondo il sindacato, fornisce indicazioni sulle problematiche su cui indirizzare formazione e ricerca, in modo da poter attuare un progetto di Total Quality Management per l’intera categoria dei medici rappresentati dall’Aaroi-Emac sul piano sindacale, e dalla Siaarti (Società scientifica accreditata di riferimento della categoria) sul versante scientifico, e quindi anche a tutela della sicurezza dei pazienti che affidano la propria salute alle loro cure.

(AdnKronos Salute)