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Processo Maugeri, la Corte dei Conti sequestra a Formigoni 5 milioni di euro: anche i vitalizi da parlamentare

La Procura della Corte dei Conti di Milano ha eseguito un sequestro conservativo di 5 milioni di euro a Roberto Formigoni, somma che riguarda, in particolare, i suoi crediti per cariche istituzionali ricoperte al Parlamento europeo, alla Camera, al Senato e in Regione e che viene ritenuta corrispondente alle “utilità” realizzate nell’ambito della vicenda corruttiva con al centro la clinica Maugeri, vicenda che ha già portato alla condanna penale dell’ex governatore lombardo a sei anni in primo grado. Lui, interpellato dai giornalisti, bolla la notizia come una ‘fake news’: “Nulla posseggo, tutto quanto possedevo (poco in realtà) mi è stato già sequestrato da anni, per ordine della magistratura”. E aggiunge: “La notizia che vuol far credere che io possegga un tesoretto da 5 milioni che può essere sequestrato è falso”.

I vitalizi e gli immobili. La procura contabile ha disposto il sequestro del vitalizio previsto per gli appartenenti alle Camere (Formigoni è stato senatore nella XV legislatura e deputato nella X e XII), del trattamento pensionistico maturato al Parlamento europeo (è stato eletto nel 1984 e nel 1989) e, infine, del vitalizio e dell’indennità di fine mandato relativi alla carica di presidente della Regione Lombardia ricoperta dal 1985 al 2013. I pm hanno disposto anche il sequestro cautelare di 15 immobili e tre conti correnti.

Formigoni non ha ancora risarcito la Regione. In primo grado è stato condannato anche a versare alla Regione Lombardia una provvisionale risarcitoria di tre milioni di euro, ma – sottolinea la Corte dei Conti – “allo stato degli atti, le provvisionali non risultano corrisposte”. In fase di appello – il processo è ancora in corso – l’ex presidente della Regione ed ex senatore aveva tentato un accordo con la procura proponendo un patteggiamento a due anni, ma la richiesta è stata respinta per l’entità troppo lieve della pena.

La vicenda giudiziaria. Secondo la ricostruzione della procura di Milano, Formigoni, grazie alla sua posizione di presidente della Regione, avrebbe garantito stabilmente tra il ’97 e il 2011, favori alla clinica Maugeri dalle cui casse sarebbero usciti, a questo scopo, circa 61 milioni di euro. Quel denaro sarebbe confluito su conti e società dell’ex faccendiere Pierangelo Daccò e dell’ex assessore Antonio Simone che poi avrebbero garantito all’ex governatore benefit di lusso, tra i quali viaggi, l’uso del famoso yacht per le vacanze. Durissime erano state le parole del pm Laura Pedio nel corso della requisitoria: “Per dieci anni Formigoni non ha speso un euro dei suoi soldi”. Il pm aveva anche aggiunto che i soldi sottratti al servizio sanitario pubblico erano serviti “per i sollazzi di Formigoni, dei suoi familiari e dei suoi amici”.

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“Drenate illecitamente ingentissime quantità di denaro pubblico”. Tenendo presente quelle accuse, infatti, nel provvedimento che motiva il sequestro anche i magistrati contabili scrivono che Formigoni “si è adoperato per ‘deviare’ la funzione pubblica a fini privati, avvalendosi dei ‘mediatori/agevolatori’ Daccò e Simone, con interventi e pressioni sugli uffici regionali, mirati alla precisa finalità di drenare illecitamente una ingentissima quantità di risorse pubbliche, assegnate a copertura dei fondi destinati alle cosiddette funzioni non tariffabili”.

Per il Pirellone danno da 60 milioni. I pm contabili hanno eseguito anche sequestri (l’ammontare totale supera i 30 milioni) a carico di altri, tra cui l’ex faccendiere Pierangelo Daccò (10 milioni di euro) e l’ex assessore Antonio Simone (anche per lui 10 milioni), anche loro già condannati in sede penale. Secondo i calcoli della procura contabile il danno complessivo per la Regione Lombardia è stato di 60 milioni di euro.

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