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Comune: società, debiti, assunzioni La bocciatura della Corte dei conti

PALERMO – Novantotto pagine piene di numeri e tabelle, un’analisi minuziosa dei bilanci 2015 e 2016 ma con considerazioni e riferimenti anche alla cabina di regia sui disallineamenti con le partecipate, che potrebbero avere conseguenze sul previsionale 2018 ma anche sul consuntivo 2017, appena approvato dalla giunta. E’ una bocciatura in piena regola per il comune di Palermo quella che viene dalla Sezione di controllo per la Sicilia della magistratura contabile che risponde, così, alle deduzioni avanzate da Palazzo delle Aquile lo scorso 22 maggio.

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Una difesa d’ufficio, quella del Comune, che già qualche mese fa sembrava non aver convinto del tutto i magistrati che, analizzate le carte, lo scorso 2 agosto hanno depositato la deliberazione. Un iter lungo e travagliato, fatto di una fitta corrispondenza tra il Comune e la Corte ma il cui esito rischia di essere dirompente, visto che copia della sentenza finirà anche alla Procura generale della magistratura contabile e alla Ragioneria generale dello Stato, cioè al ministero dell’Economia.

Ma andiamo con ordine. I togati di via Notarbartolo, analizzando i bilanci consuntivi del 2015 e del 2016, avevano segnalato tutta una serie di criticità che, se confermate, avrebbero potuto compromettere la veridicità dei risultati di amministrazione e quindi dei conti. In particolare i rilievi riguardavano la quantificazione del fondo crediti di dubbia esigibilità, il fondo pluriennale vincolato, i debiti fuori bilancio, le anticipazioni di liquidità con la Cassa depositi e prestiti e i residui, oltre a un fondo rischi troppo esiguo, specie in riferimento alle partite milionarie con Amia (45 milioni di euro) e Amat. La Corte aveva da subito puntato il dito contro la bassissima capacità di riscossione delle multe e dell’evasione fiscale, le stabilizzazioni, i concorsi per i dirigenti ma soprattutto contro il superamento dei parametri di deficitarietà strutturale, che sarebbe stato “aggirato” rinviando, già nel 2013, l’approvazione formale dei debiti fuori bilancio. A questo quadro di per sé già critico, si aggiunge l’ispezione del Ministero tra il dicembre del 2016 e il gennaio del 2017 che ha evidenziato criticità su personale e partecipate che, scrive la Corte, “allo stato non risultano superate”.

A febbraio scorso il consiglio comunale ha provato a correre ai ripari con alcune misure correttive che però, secondo i magistrati, si sono rivelate “talvolta inadeguate sia per la mancata attivazione di concrete azioni correttive, sia per la mancata trasmissione degli allegati”. Non solo, ma il Comune è colpevole anche di non aver trasmesso in tempo i documenti o, come nel caso della relazione semestrale sulle partecipate, di non averlo proprio fatto, visto che l’ultima risale al giugno del 2015.

Il 22 maggio si è tenuta così l’audizione del sindaco Orlando, dell’assessore Gentile e del Ragioniere generale che hanno portato alla Corte una poderosa relazione. Peccato, fanno notare i magistrati, che i documenti siano arrivati all’ultimo minuto, ben oltre il termine indicato, e che alcuni erano pure illeggibili e non sono stati ritrasmessi.

Questo però non ha fermato la Corte che, nelle novantotto pagine, smonta parecchi degli argomenti usati da Palazzo delle Aquile per giustificarsi e riserva pesanti bacchettate all’amministrazione, accusata di contraddirsi in più occasioni. Le repliche del Comune “non sono idonee a superare le perplessità espresse in sede di deferimento con riferimento all’esercizio 2015”, “gli aggiustamenti postumi dell’ente non risultano improntati a logicità e attendibilità” e vengono espresse perplessità anche sulla rivisitazione dei residui al 2014 e sul riaccertamento ordinario del 2015. Altra criticità è il rinvio agli anni successivi dei debiti fuori bilancio, che aggira i vincoli del patto di stabilità e del rispetto dei parametri sul deficit. Insomma, una vera e propria reprimenda che coinvolge anche le scelte sul personale, con tanto di segnalazione alla Procura sia per le stabilizzazione dei precari e di raccomandazioni sul concorso per dirigenti.

Ma il punto più delicato restano le partecipate e i disallineamenti, su cui il Comune è intervenuto con la cabina di regia e la direttiva per lo stralcio dei crediti nei bilanci di Rap, Amat e Amap. Per la Corte, Palazzo delle Aquile non può agire unilateralmente: “Per rappresentare correttamente le risultanze aggregate dell’intero gruppo amministrazione pubblica, l’operazione non può prescindere dal considerare le reali evidenze civilistiche tra ente e società, non alterabili attraverso iniziative unilaterali che, ove infondate, rischierebbero di ripercuotersi sull’attendibilità dell’intero documento contabile”. Insomma, il Comune non può tagliare di propria iniziativa: una criticità che potrebbe avere ripercussioni sia sul consuntivo 2017 che sul previsionale 2018, come già denunciato dal M5s. La Corte mette sotto osservazione sia l’Amat che la Rap, che non ha ancora approvato il bilancio 2016.

E adesso? La relazione, come detto, verrà inviata alla Procura della Corte dei Conti (per verificare possibili danni erariali) e al Ministero, ma il Comune dovrà anche correre ai ripari entro 60 giorni, verificando inoltre la possibilità di pagare spese e servizi non necessari per legge, oltre a trasmettere tutti i documenti mancanti. Una corsa a ostacoli, per Palazzo delle Aquile, che adesso dovrà provare a soddisfare, una volta e per tutte, le richieste dei magistrati.

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