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La Corte dei Conti su decreto Milleproroghe: “Norme in violazione della Costituzione, a rischio la finanza pubblica”

Nuove ombre sul dl Milleproroghe, varato dal governo M5S-Lega: il decreto legge, che ha ottenuto il via libera del Senato a inizio agosto e attende ora l’esame della Camera, contiene norme “in palese violazione” della Costituzione.

A lanciare l’allarme sono stati i magistrati della Corte dei conti, che hanno chiesto al Parlamento di modificare le disposizioni che cambiano la disciplina dei bilanci degli enti territoriali.

Per la Corte dei Conti, infatti, tali disposizioni (consentendo agli enti locali vicini al dissesto di rinviare la dichiarazione di default) potrebbero avere “gravi conseguenze per la finanza pubblica”.

Nel corso dell’iter a Palazzo Madama, spiega la magistratura contabile in una nota, sono stati inseriti due commi che consentono di non dichiarare il dissesto “in caso di rimodulazione o riformulazione del piano di riequilibrio pluriennale”. L’ente potrà quindi continuare la sua gestione “anche se è stato accertato che il piano di riequilibrio non è idoneo a raggiungere il suo risultato e che la situazione dell’ente si è aggravata”, spiegano i magistrati contabili.

Impedire alle sezioni regionali di verificare la situazione finanziaria complessiva “appare in palese violazione degli articoli 81 e 97 della Costituzione, posti a tutela dell’equilibrio dei conti pubblici”.

Inoltre il decreto andrebbe ad indebolire“il risanamento della finanza pubblica, proprio in momenti nei quali c’è l’urgente necessità di liberare risorse per gli investimenti”.
“Non è opportuno avallare una situazione di ‘accanimento terapeutico‘ per gli enti ormai in default”, sottolineano i magistrati.
Infatti “procrastinare l’inevitabile dichiarazione di dissesto preclude un effettivo risanamento che consenta all’ente locale di potere ripristinare celermente l’erogazione delle prestazioni costituzionalmente necessarie, con un bilancio stabilmente riequilibrato”. Si chiede, quindi, lo stralcio delle norme nel corso dell’esame del decreto legge alla Camera, che vanno sostituite con “soluzioni che portino ad un effettivo, reale e tempestivo risanamento dei bilanci degli enti pubblici”.

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