Federazione Sindacati Indipendenti

Sanità, sparisce il test per i manager: la selezione diventa un caso politico

Spartizione delle cariche ospedaliere al di là della meritocrazia: nelle nomine della Sanità lombarda ci sarà ancora meno merito e sempre più politica? La domanda circola in queste ore perché la Regione Lombardia guidata dal leghista Attilio Fontana cambia il metodo di selezione dei direttori generali che dal prossimo gennaio guideranno ospedali, Ats (ex Asl), istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e azienda regionale emergenza urgenza (Areu). Lo fa con una delibera approvata lunedì dalla giunta che elimina il quiz psico-attitudinale e anonimo per individuale i migliori e lo sostituisce con un colloquio individuale.

Capacità e lottizzazione
Il buon funzionamento degli ospedali in cui ci curiamo dipende dalle capacità dei manager ospedalieri che li guidano. È il motivo per cui all’ultimo giro di nomine, che risale al dicembre 2015, Roberto Maroni annuncia la svolta: «Basta lottizzazione, direttori nominati in base al merito». Così, su pressing del Pd, l’allora governatore fa sua l’idea di scegliere i direttori generali con un test di 100 domande a crocette (cui rispondere in 40 minuti). Ai tempi l’esame viene utilizzato per ridurre il numero dei candidati da 200 a 100: difficili da dimenticare le immagini della prova il 5 dicembre 2015 nelle aule dell’università Statale di Sesto San Giovanni, gli aspiranti con la testa china e la penna in mano. Oltre ai quesiti psicoattitudinali, ci sono cinque domande aperte in cui i concorrenti devono indicare le principali innovazioni strategiche che hanno introdotto nelle ultime esperienze manageriali. La scelta finale allora come oggi resta, comunque, alla politica, ma dietro l’introduzione del questionario c’è il ragionamento che i manager vanno pescati all’interno di una lista di nomi inattaccabili per curriculum e competenze. Alla fine il bilancio dell’epoca Maroni è di 15 nomine in quota Lega, 12 Forza Italia e 11 Nuovo Centrodestra e uno Fratelli d’Italia.

Legge cambiata
La possibilità di selezionare i manager ospedalieri con un quiz è prevista dalla Riforma della Sanità dell’agosto 2015. È la norma che adesso viene cambiata con la delibera approvata lunedì: «Sono soppresse — si legge nel provvedimento — le parole: “Avvalendosi per la selezione di test, questionari e/o colloqui individuali”». La scelta — come preannunciato nel bando per le candidature pubblicato lo scorso 28 giugno — è di procedere con colloqui individuali da utilizzare al posto del test per definire la lista dei 100 da cui poi sceglierà la politica. Ma il quiz garantisce indipendenza perché anonimo, il colloquio con il faccia a faccia ovviamente meno.

La commissione terza
Per valutare il risultato dei test e, più in generale, i curricula dei candidati direttori generali, la legge di Riforma della Sanità prevede l’istituzione di una commissione indipendente, ai tempi composta da un rettore (Gianluca Vago), un ingegnere gestionale (Cristina Masella) e un bocconiano (Francesco Longo), incaricati rispettivamente dalle istituzioni scientifiche, dalla Regione e dall’Agenas (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali). Il ruolo della commissione, che dovrà offrire alla politica la short list di 100 nomi (su quasi 300 aspiranti) è confermato anche quest’anno, come prevede la legge: i nomi di chi la comporrà sono attesi a ore, con un’attenzione particolare alla riconferma o meno di Gianluca Vago, nel frattempo diventato consigliere personale del governatore Attilio Fontana. Per diventare realtà l’abolizione del quizzone prevista dalla delibera di lunedì deve essere approvata anche in Consiglio regionale. Il Pd, con il capogruppo Fabio Pizzul, annuncia battaglia: «Regione Lombardia sta mettendo in discussione la selezione indipendente dei direttori generali delle strutture sanitarie lombarde. La terzietà e indipendenza della scelta è un principio a cui non si può derogare». Replica l’assessore alla Sanità Giulio Gallera: «Stiamo applicando il decreto legislativo 171 del 2016 (soprannominato Madia, ndr), che prevede espressamente ed esclusivamente che la nomina dei dg avvenga solo per titoli e colloqui. Il quizzone non è più previsto dalle leggi nazionali e non è quindi più legittimo (in realtà non è mai stato previsto, ndr)». È vero, la legge Madia dice: «La valutazione dei candidati per titoli e colloquio è effettuata da una commissione regionale». La legge nazionale non prevede il quiz, ma ciò vuol dire davvero che è vietato farlo? È quel che resta da capire.

corriere.it